Roma — Il tetto agli stipendi dei manager delle società vale per molti, ma non per tutti. Se il ministero dell’Economia guidato da Giancarlo Giorgetti studia un’ulteriore stretta, salverà comunque quelle che già adesso grazie a escamotage consentiti dalla vecchia norma, strane eccezioni ed esenzioni ad hoc hanno mantenuto compensi per i loro manager di molto superiori ai 240 mila euro. Un caso singolare è quello dell’Automobile Club d’Italia: il presidente Angelo Sticchi Damiani…
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Il freno alla spesa pubblica inserito dalla manovra per rispettare i parametri comunitari rispolvera i grandi classici. E torna a introdurre un freno al turn over nelle Pa, misura che era stata abbandonata in nome del «rafforzamento amministrativo» indispensabile al Pnrr e non solo. Il testo ieri sera non era ancora alla Camera, dove è atteso oggi al termine del lavorio che ha investito fino all’ultimo molti passaggi, dai limiti alle detrazioni ai tetti per gli emolumenti degli organi di…
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Da giorni, settimane in realtà, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti parla della Manovra 2025 sottolineando che saranno necessari dei sacrifici da parte di alcuni attori, prime tra tutte le banche. Gli istituti di credito non sono tuttavia gli unici chiamati a rivedere i propri piani d’incasso e spesa, ma condividono il destino anche con i manager della pubblica amministrazione per i quali il tetto massimo dello stipendio potrebbe essere bruscamente tagliato.
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Ora il governo starebbe pensando di abbassare il tetto degli stipendi dei manager pubblici da 240mila a 160mila euro lordi annui. Eppure neanche un mese fa, il ministro della Pa Zangrillo ipotizzava di alzare o addirittura eliminare il limite alla retribuzione introdotto nel 2011
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Manovra, basta privilegi: un tetto agli stipendi dei manager. Confindustria loda il taglio del cuneo
Sacrifici non per tutti, ma solo per la categorie privilegiate. Detto fatto: dopo le banche, arriva il turno dei manager, a cui la manovra imporrà un tetto a stipendi che in genere sono molto generosi. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha le idee chiare: in molti, non solo i manager delle imprese private che rischiano penalizzazioni sulle stock options, dovranno rinunciare a incassare quanto non in linea con i guadagni delle massime…
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La maggioranza guarda con interesse al potenziale “tesoretto” che arriverà dal concordato biennale . Risorse prioritariamente destinate all’ulteriore taglio dell’Irpef, ma che, nel caso di un bottino particolarmente ricco, potrebbero anche essere destinate ad altro. La Lega ci spera, immaginando un’ulteriore estensione della flat tax. Mentre Forza Italia punta sul taglio dell’aliquota per i ceti medi.
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La frenata, dopo l’accelerazione. I dubbi, dopo le certezze sbandierate in conferenza stampa. E ora la manovra da scrivere. E da riscrivere per rendere i "sacrifici” più sostenibili. Pensieri e tormenti di Giancarlo Giorgetti. Nelle ultime ore, il ministro dell’Economia va ripetendo che bisogna accelerare. A tutti. Ai tecnici del Dipartimento delle Finanze, chiamati a ricomporre lo schema …
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La norma non è stata ancora scritta. E la stesura non sarà delle più semplici. Soprattutto perché sarà necessario stabilire esattamente il “perimetro” che il nuovo tetto agli stipendi pubblici dovrà abbracciare. Per ora il punto politico sembra essere chiaro. Il Presidente del consiglio, che ha una retribuzione parametrata a quella dei parlamentari, guadagna circa 80 mila euro netti l’anno. Si tratta di 6.700 euro netti per dodici mensilità.
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Ultim'ora news 22 ottobre ore 9 Dagli Appennini alle Ande, da Pontida al Senato, il verbo di Giancarlo Giorgetti è sempre lo stesso: «Si può contestare qualunque cosa a questa manovra, ma non che va contro i poveri cristi». Una cosa che si può contestare è, ad esempio, l’assenza di dettagli su una manovra da 30 miliardi scritta sulla sabbia, anzi forse nemmeno scritta. Il «sacrificio» di banche e assicurazioni A dispetto delle sollecitazioni delle ultime ore, il titolare del Mef continua a mostrarsi parco di informazioni sulla legge…
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