Nel metodo di Donald Trump vengono prima gli incontri con le fotografie, i tappeti rossi, gli inchini, il cerimoniale, le dichiarazioni, i sorrisi, i post su Truth, l’immortalarsi di un momento inutilmente storico seguito da un altro d’apparenza ancora più trionfale. I decisivi dettagli sui contenuti discussi vengono dopo, forse mai, e tutte le questioni fondamentali da risolvere rimangono sospese nella dimensione del “vedremo”.
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Il mondo che verrà dopo il vertice di Anchorage: per l’Europa tutti i nodi stanno venendo al pettine
Il 15 agosto si è tenuto in Alaska il tanto atteso vertice tra Trump e Putin, con l’obiettivo di promuovere l’evoluzione verso la fine del conflitto in Ucraina. Inutile dire che, nonostante la comunità internazionale fosse carica di aspettative, il vertice non ha prodotto grandi risultati, deludendo chi sperava che il Presidente americano riservasse all’omologo russo la stessa assertività che ha dimostrato nei confronti di Zelensky qualche mese…
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Ansa Abbiamo sempre detto e scritto che nessuno avrebbe potuto davvero vincere la guerra in Ucraina. E le attuali trattative, che con tutti i restanti margini di incertezza costituiscono tuttavia un deciso passo verso la composizione del conflitto, lo dimostrano proprio perché tentano con evidenza di assicurare sia alla Russia sia all’Ucraina la possibilità di sottolineare, in caso di cessazione delle ostilità, più i “guadagni” che le “perdite”.
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Ormai i vertici hanno un copione. I protagonisti sembrano degli interpreti. Sia ad Anchorage, sia a Washington, la sceneggiatura ha avuto il suo peso. Imprevedibile. Si fa la Storia ma si fa anche la televisione, si cura l’immagine personale sulla Rete. Temiamo che queste ultime preoccupazioni possano, in qualche caso, persino prevalere sulla prima. Più in Occidente che in Russia dove i media sono addomesticati e sofisticati al punto da essere anche armi che inquinano l’opinione pubblica dei Paesi liberi.
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Missione compiuta? Pubblicamente se ne sono rallegrati; privatamente se lo domandano, i sette leader europei recatisi precipitosamente a Washington per rincuorare Volodymyr Zelensky ed ammansire Donald Trump. Operazioni entrambe riuscite, ma quanto fidarsi del Presidente americano? Interrogativo che non sono i soli a porsi. Trump ha accentrato a dismisura gli affari internazionali sulla sua persona, e sui suoi interessi.
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Come quei pesci degli abissi abituati alla pressione costante di molte atmosfere che quando salgono in superficie non riescono ad adattarsi alla sconosciuta levità e muoiono per insufficienza di pressione, i protagonisti dello stento negoziato per la guerra in Ucraina, rintanati comodamente da più di tre anni nei furori di reciproci vituperi sempre oltre misura, adesso che emergono alla superfici…
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BRUXELLES – Andare a vedere se davvero Vladimir Putin ha in mano anche le carte della pace o se si tratta dell’ennesimo bluff. Il giorno dopo il summit di Washington, gli europei fanno il punto della situazione prima con il gruppo ristretto dei “Volenterosi” e poi in un Consiglio europeo convocato d’urgenza in videoconferenza. E nonostante le espressioni di ottimismo pronunciate in pubblico, le v…
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Fitta nebbia, omissioni e non detti circondano le trattative per la pace tra Russia e Ucraina, tanto quelle tra i protagonisti principali quanto quelle con gli aspiranti attori in cerca di un proprio ruolo. Di qui la maniacale attenzione a indizi e dettagli prevalentemente insignificanti. In tanta incertezza intorno al percorso e ai possibili esiti converrà dunque attenersi alle poche certezze disponibili.
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Si può fare “colore” oppure si possono fare analisi: l’alternativa è sempre presente quando si affrontano temi importanti, e sempre sarebbe bene prendere la seconda strada. La regola dovrebbe essere osservata rigorosamente quando ci si occupa di questioni molto delicate come sono le crisi internazionali. Ecco perché ci pare improprio e improduttivo esaminare la situazione dell’attuale delicatissimo momento della guerra russo-ucraina puntando sul “colore” che offrono un personaggio come Donald Trump (ma non meno…
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Più domande che risposte dagli incontri alla Casa Bianca (aggiornato alle ore 23,00) Tante chiacchiere (molte in libertà), grandi proclami ma poco pragmatismo e soprattutto pochi sviluppi concreti sembrano essere emersi dagli incontri di Washington tra i leader europei, Volodymyr Zelensky e Donald Trump. Nei colloqui il presidente USA non ha lesinato elogi ai suoi interlocutori, da Zelensky a Rutte, von der Leyen, Starmer, Macron, Meloni, Merz e al presidente finlandese Stubb, ma se le…
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Sono ora definiti dal capo della Casa Bianca come «la prima linea di difesa» in vista di una tregua auspicabilmente vicina in Ucraina. Un punto a loro favore, innegabilmente. Ma per il momento, pochi osano paragonare i dirigenti europei giunti lunedì al vertice di Washington a un ‘team’ affiatato con un’idea pienamente condivisa delle prossime tappe verso una svolta duratura con il sostegno americano.
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Scrive un autorevolissimo editorialista del più importante quotidiano italiano che “la disponibilità americana a partecipare in qualche modo alle future garanzie di sicurezza per l’Ucraina (…) si deve a due eventi fondamentali degli ultimi mesi, l’accordo Nato sull’aumento delle spese per la difesa, e l’intesa sui dazi”. L’onestà intellettuale di Federico Rampini, la firma citata, non delude mai. Ha annotato le varianti effettive, reali, efficienti, che hanno modificato l’originario – almeno…
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Bruxelles ha guardato con molta attenzione al vertice di Washington tra Donald Trump, Volodymyr Zelensky e i leader europei. Quella del 18 agosto è stata una delle rare occasioni nelle quali l’Ue è stata coinvolta dalla nuova amministrazione americana nelle trattative di pace tra Russia e Ucraina. E per questo doveva essere ben sfruttata. L’ottimismo è però apparso ostentato e le distanze rimangono.
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Sette erano i leader europei recatisi a Washington a dar manforte a Zelensky; e sette erano anche i pistoleri che - nella fiction cinematografica - accettavano di difendere il villaggio messicano di peones dai taglieggiamenti del bandito Calvera. L'indomani del movimentato vertice alla Casa Bianca più di una testata - ad esempio il sito Politico.eu - si è divertita a fare un parallelo con «I magnifici sette», capolavoro western del 1960 il cui successo diede origine a una vera e propria saga.
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L’incontro tra Trump e Putin in Alaska ha coinciso con il quarto anniversario della precipitosa fuga dell’esercito Usa da Kabul dopo vent’anni di occupazione: un quarto di secolo di guerre, iniziato nell’ottobre del 2001, come vendetta e punizione collettiva – modello futuro per Netanyahu – per l’attacco terroristico subìto l’11 settembre. L’invasione dell’Ucraina ne è stata anche l’estremo effetto, un effetto farfalla nel tempo e nello spazio secondo…
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‘È troppo presto per tirare le conclusioni del vertice di ieri, aldilà dell'entusiasmo 'guascone' di Donald Trump, la strada verso un riassetto globale della sicurezza in Europa è ancora lunga e non è chiaro quale siano le proposte formulate alla Russia che dovrebbero portarla ad accettare un possibile vertice a due, allargato in un secondo tempo agli Usa’. Così, in una nota, il Circolo Terra dei Padri di Modena
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La novità era nell’aria, lui l’ha confermata. Trump accetta che gli Stati Uniti abbiano un ruolo a garanzia della futura sicurezza dell’Ucraina. «L’Europa è in prima linea per la vostra difesa, ma noi la sosterremo», così ha detto il presidente americano a Zelensky di fronte alla stampa. Più volte incalzato dai giornalisti su quel punto, non ha escluso neppure l’invio di truppe Usa sul terreno. Ma ciò che conta di più — lo sanno bene Francia e Regno Unito, le due…
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«La partecipazione europea ai colloqui tra Trump e Zelensky a Washington rappresenta l’ennesima sconfitta russa dall’inizio della guerra. Putin voleva russificare l’Ucraina: con l’invasione del 2022 intendeva assorbire il nostro Paese nel Russkymir e invece si ritrova che noi siamo diventati molto più europei di prima», dice per telefono Andrei Kurkov. Il celebre scrittore ucraino sta partecipando al Festival della letteratura…
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