L’export agroalimentare italiano si dimostra capace di affrontare la congiuntura negativa in questo primo semestre 2025, tuttavia l’imperativo, alla luce delle prospettive economiche future, deve essere quello di diversificare. Il messaggio arriva dall’analisi dell’osservatorio Nomisma per Italia del Gusto, condotta sulle vendite estere dei prodotti trasformati alimentari made in Italy. Tra gennaio e giugno 2025, i numeri dicono che le…
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L'analisi dell'Osservatorio Nomisma-IDG per il Consorzio Italia del Gusto: nonostante i record, il settore affronta sfide tra dazi Usa e instabilità dei mercati. Necessario diversificare L’export del settore agroalimentare italiano continua a macinare record. Dopo aver superato i 58 miliardi di euro nel 2024 con una crescita del 9%, le vendite all’estero di prodotti alimentari trasformati registrano un ulteriore incremento del 6% nel primo semestre 2025.
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L’export del Food&Beverage italiano continua a crescere: dopo il record del 2024 (+9%, oltre 58 miliardi di euro), nel primo semestre 2025 le vendite all’estero dei trasformati alimentari segnano un ulteriore +6%. Tuttavia, dietro questo dato positivo si nasconde una geografia commerciale più fragile, tra dazi e oscillazioni delle materie prime. È quanto emerge dall’Osservatorio Nomisma per Italia del Gusto.
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L’export del food & beverage italiano continua a correre: dopo il record del 2024 (+9%, oltre 58 miliardi di euro), nel primo semestre 2025 le vendite all’estero dei trasformati alimentari crescono del +6%.
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Roma, 17 set. – La crisi dell’export agroalimentare verso gli Stati Uniti e l’emergenza legata alla fauna selvatica sono le tematiche al centro dell’attenzione nel corso della prima giornata di Campania Mater, l’appuntamento dedicato all’agroalimentare campano in corso a Palazzo Reale di Napoli che chiuderà i battenti domani 18 settembre. Il Commissario di CIA Campania Carmine Fusco ha lanciato un duplice allarme sulle due tematiche spiegango: “nei primi sette mesi del 2025 abbiamo perso circa 600 milioni…
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I numeri dell'export Fvg gravato dai dazi Usa ancora non ci sono, ma i settori che hanno negli States uno dei mercati più importanti, le contromisure le stanno già prendendo. È il caso del Cluster legno-arredo Fvg, l'insieme delle imprese che si occupano della produzione di mobili e dei componenti d'arredo, per i quali gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato. BILANCIO «Innanzitutto occorre precisare che l'impatto è ben superiore al 15% dei dazi…
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Un 2025 difficile anche per la corazzata Antinori? Oltre ai dazi sui vini italiani esportati negli Usa, i vini della Napa Valley di Antinori California combattono contro le restrizioni del monopolio canadese, in particolare nelle province di Québec e Ontario, come ritorsione alle tariffe di Trump. «Altro che restrizioni: il vino americano è proprio sparito dagli scaffali canadesi», ammette Renzo Cotarella, ceo del gruppo Antinori.
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Mentre è in corso l’IDG Export Meeting, l’appuntamento annuale dedicato all’export agroalimentare italiano, organizzato da Italia del Gusto con il supporto di Nomisma emergono i primi dati dello studio. L’export del Food&Beverage italiano continua ad aumentare: dopo il record del 2024 (+9%, oltre 58 miliardi di euro), nel primo semestre 2025 le vendite all’estero dei trasformati alimentari crescono ancora del +6%.
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In una geografia del commercio internazionale più fragile, tra dazi e oscillazioni delle materie prime, l’export del food & beverage italiano conferma la propria centralità nel posizionamento internazionale dell’Italia e anche nel primo semestre 2025 continua a correre: dopo il record 2024 (+9%, oltre 58 miliardi di euro), le vendite all’estero dei trasformati alimentari nei primi sei mesi crescono ancora del +6%.
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I dazi di Trump non solo penalizzeranno i produttori italiani ma anche i consumatori americani. Il vero rischio delle tariffe è un calo dei volumi poiché i clienti non potranno più permettersi di acquistare i vini europei». lo dice Gaetano Marzotto, presidente di Herita Marzotto Wine Estate, conosciuto precedentemente come Santa Margherita Gruppo Vinicolo. Fondato nel 1935 dal conte Gaetano Marzotto a Fossalta di Portogruaro, Herita è uno dei più importanti player italiani nello scenario mondiale del vino, con un fatturato…
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Il made in Italy alimentare continua a macinare record all’estero. Dopo un 2024 chiuso con vendite record (+9%, oltre 58 miliardi di euro), il primo semestre 2025 conferma il trend positivo: +6% l’export dei trasformati alimentari. Un dato che conferma la vitalità del comparto, ma che nasconde insidie legate al contesto internazionale, sempre più instabile fra dazi, guerre commerciali e forte volatilità delle materie prime.
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L’export del Food&Beverage italiano continua a correre: dopo il record del 2024 (+9%, oltre 58 miliardi di euro), nel primo semestre 2025 le vendite all’estero dei trasformati alimentari crescono ancora del +6%. Ma dietro il dato positivo si muove una geografia del commercio internazionale più fragile, tra dazi e oscillazioni delle materie prime. Questo il quadro che emerge dall’Osservatorio Nomisma per Italia del…
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L'industria alimentare italiana mantiene il suo slancio sui mercati internazionali, registrando una performance in crescita del +6% nelle esportazioni di prodotti trasformati durante i primi sei mesi del 2025. Questo risultato si inserisce nel solco del risultato eccezionale ottenuto nel 2024, quando le vendite oltre confine avevano toccato il traguardo record di oltre 58 miliardi di euro, segnando un incremento del +9%.
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L'export del Food&Beverage italiano continua a correre: dopo il record del 2024 (+9%, oltre 58 miliardi di euro), nel primo semestre 2025 le vendite all'estero dei trasformati alimentari crescono ancora del +6%. Ma dietro il dato positivo si muove una geografia del commercio internazionale più fragile, tra dazi e oscillazioni delle materie prime. È il quadro che emerge dall'Osservatorio Nomisma per Italia del Gusto, presentato oggi da Denis Pantini all'Idg Export Meeting a Pisa
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ROMA – Persi 600 milioni di euro nell’export di beni agroalimentare verso gli Usa, confrontando il periodo gennaio-luglio del ’25 con i primi 7 mesi dell’anno precedente. Questa l’analisi dell’ufficio studi di Cia-Agricoltori Italiani sul dato Istat appena uscito. Le spedizioni agroalimentari Made in Italy sono in calo per il secondo mese consecutivo: nel mese di luglio si rileva una riduzione del 10% rispetto allo stesso mese del 2024.
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Milano, 16 set. – Dopo il record del 2024, con oltre 58 miliardi di euro e una crescita del 9%, l’export del Food&Beverage italiano nel primo semestre 2025 è salito di un ulteriore 6%. È quanto emerge dall’Osservatorio Nomisma per Italia del Gusto, presentato da Denis Pantini all’IDG Export Meeting di Pisa.L’incremento è stato sostenuto anche dall’effetto-prezzi: nel 2024 l’olio d’oliva aveva registrato un +43% a valore a fronte di un +6% in volume; nel 2025 dinamiche analoghe…
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Parliamo di numeri, di vino, e dell'agroalimentare tutto: quanto ci stanno costando i dazi? L'UIV ha elaborato gli ultimi dati sulle importazioni delle dogane USA. Da una manciata di mesi a questa parte vino fa rima con dazi, e viceversa. Spada a stelle e strisce, ma lunga abbastanza da attraversare tutto l’Oceano e raggiungere il Vecchio Mondo: basti chiedere ai produttori, che fino all’ultimo sono rimasti alla finestra nella speranza di una pietà.
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Persi 600 milioni di euro nell'export di beni agroalimentare verso gli Usa, confrontando il periodo gennaio-luglio 2025 con i primi 7 mesi dell'anno precedente. Questa l'analisi dell'ufficio studi di Cia-Agricoltori Italiani su dati Istat. Le spedizioni agroalimentari made in Italy sono in calo per il secondo mese consecutivo: nel mese di luglio si rileva una riduzione del 10% rispetto allo stesso mese del 2024.
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A pagare il conto dei dazi americani sono soprattutto le imprese italiane del vino, costrette a comprimere i margini per restare competitive. Nel solo mese di luglio il prezzo medio di vendita negli Stati Uniti è sceso del 13,5%, passando da 6,52 dollari/litro del 2024 a 5,64 dollari/litro nel 2025, secondo l’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv). Dall’introduzione delle nuove tariffe, a fine luglio, i vini italiani hanno subito un aggravio di 61 milioni di dollari in soli tre mesi, pari a circa un…
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Se negli Usa dei dazi di Trump le cose, per il vino italiano, fino ad oggi hanno retto, secondo i dati Istat (988,4 milioni di euro l’export in valore dall’Italia agli States, in crescita del +5,2% nel primo semestre 2025 sul 2024, e +1,1% in volume, a 179,9 milioni di litri), non vuol dire, ovviamente, che non ci siano problemi. Perché i dazi pesano anche sul vino europeo e italiano, e il conto, per ora, “lo stanno pagando in gran parte le…
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Se ssanta giorni di frenata hanno bruciato sei anni di crescita . Nei primi sette mesi del 2025 lexport agroalimentare italiano verso gli Stati Uniti ha perso circa 600 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2024. A dirlo è lufficio studi di Cia-Agricoltori Italiani , che ha elaborato gli ultimi dati Istat : dopo lannuncio dei dazi dellamministrazione Trump , il mercato americano ha iniziato a chiudersi , interrompendo una corsa che sembrava ormai consolidata .
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Il conto dei dazi è più salato del previsto e lo stanno pagando in gran parte le imprese. Lo rileva l’Osservatorio di Unione italiana vini che ha elaborato gli ultimi dati sulle importazioni delle dogane americane e ha scoperto l’amara realtà: nel mese di luglio il vino italiano negli Usa è arrivato con prezzo medio ribassato (-13,5%) per rimanere competitivo anche una volta passato sotto la gogna delle tariffe.
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Persi 600 milioni di euro nell’export di beni agroalimentare verso gli Usa, confrontando il periodo gennaio-luglio del ’25 con i primi 7 mesi dell’anno precedente. Questa l’analisi dell'ufficio studi di Cia-Agricoltori Italiani sul dato Istat appena uscito. Le spedizioni agroalimentari Made in Italy sono in calo per il secondo mese consecutivo: nel mese di luglio si rileva una riduzione del 10% rispetto allo stesso mese del 2024.
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Un campanello d’allarme per il Made in Italy agroalimentare. Nei primi sette mesi del 2025 le vendite negli Stati Uniti hanno perso circa 600 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2024. È quanto emerge dall’analisi dell’ufficio studi di Cia-Agricoltori Italiani su dati Istat, che fotografa un cambio di rotta netto rispetto agli anni di espansione costante oltre Atlantico. La frenata, partita ad aprile, si è trasformata in segno…
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