True Annalisa Corti Farian Sabahi: «C’è uno zoccolo duro di 15 milioni di iraniani che sta coi pasdaran» Farian Sabahi (Ansa) L’esperta: «Le decapitazioni mirate non affosseranno il regime. Gli sfollati sono 3,5 milioni e molti potrebbero arrivare in Europa».Una guerra che durerà fino a maggio, almeno, e un regime change sempre più improbabile per Trump che sperava di chiudere la guerra in poche settimane.
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Nonostante il blackout informativo e la repressione violenta, che ha causato migliaia di vittime dall’inizio dell’anno, il movimento nato dalle proteste del 2022-2023 continua a sfidare il regime. Le donne rimangono il simbolo di questa lotta: il loro rifiuto sistematico dell’hijab obbligatorio è diventato un atto di disobbedienza civile quotidiana che la “polizia morale” non riesce più a contenere totalmente.
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«Non è quello che ci aspettavamo. Le cose stanno andando male qui e giorno dopo giorno anche i più ottimisti, quelli che volevano l’intervento americano a tutti i costi, stanno iniziando a cambiare idea». Parviz risponde da Teheran. Le linee telefoniche vanno a singhiozzo, così come la connessione internet, ma le finestre di opportunità per parlare con il resto del mondo, seppur brevissime, negli ultimi giorni ci sono.
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A Teheran è l’ora dei falchi. Il meccanismo che sembra prevalere non è quello che in alcune dichiarazioni aveva auspicato Trump, ossia ottenere migliori interlocutori. Le scelte militari potrebbero aver determinato, a parere di molto esperti, interlocutori peggiori, i più duri. È questo il punto di arrivo, attualmente, di un percorso rivoluzionario cominciato a metà del secolo scorso e che prioritariamente puntava a tutt’altro nel campo religioso che alla teocrazia
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La nuova svolta nella Guerra del Golfo, con gli attacchi sugli impianti di gas e petrolio, conferma la drammatica sottovalutazione delle capacità militari iraniane. Non ci sono dati ufficiali, ma un censimento basato su fonti aperte stima che il numero di armi accumulate negli arsenali degli ayatollah fosse molto superiore alle stime: fino a ieri hanno scagliato 1.275 missili e 3.510 droni. E sono riusciti a farlo mentre il cielo della Repubblica Islamica pullula di caccia…
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Sì alla separazione delle carriere, Sì alle garanzie nel processo, Sì allo stato di diritto. Per i dissidenti iraniani più noti e attivi in Italia - interpellati dal Giornale - la "giustizia giusta" è una questione di libertà. Legata alla battaglia per la libertà del loro popolo. E ben impressa nella mente di tutti è quella "mappa" in cui l'Italia - con le carriere unificate di oggi - sta con Iran, Russia e altri Paesi autoritari, mentre dall'altra parte si vedono Gran Bretagna, Paesi…
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Il blackout informatico che si è venuto a creare subito dopo l’attacco all’Iran da parte di Stati Uniti e Israele lo scorso 28 febbraio, di certo non aiuta i molti iraniani che oggi vivono fuori dal Paese, a ricevere notizie dei propri cari. PUBBLICITÀ PUBBLICITÀ Questo, insieme alla cosiddetta “Fog of War”, la “Nebbia di Guerra, “ovvero l’assenza di informazioni attendibili in periodi di conflitto, oltre all’atteggiamento censorio degli Ayatollah, non permettono di capire cosa davvero…
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“Penso che Israele voglia distruggere completamente le infrastrutture iraniane. E lo pianificava da tanto tempo”, afferma l’antropologo iraniano dell’Università di Stoccolma, Shahram Khosravi. “Gli Stati Uniti hanno commesso il grave errore di partecipare a questa guerra a causa di Israele. Penso che i Repubblicani pagheranno un alto prezzo per questo. Forse n…
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