Porta a porta Tetto al 5% sulle spese militari, la retromarcia della maggioranza 2 min Il Governo ci ripensa: scompare dalla mozione al Senato sui riflessi economici collegati alla sicurezza energetica il passaggio in cui ci si impegnava a "mantenere un impegno credibile e realistico in ambito Nato, confermando il raggiungimento del 2% del Pil per la spesa per la difesa e promuovendo una revisione degli obiettivi più ambiziosi (5%), alla luce della…
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Approfondimenti:
Non è stata una iniziativa della Lega. La manina, che materialmente ha scritto l’ormai famigerato articolo 8 della mozione di maggioranza che rimetteva in discussione l’incremento della spesa per la difesa, era di Forza Italia: «Una svista dei dirigenti degli uffici, che stendono materialmente i documenti, su cui i dirigenti politici non hanno vigilato», la sintesi amara degli Azzurri. Certo, gli stessi…
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Energia, Bonelli: "Sull'energia Meloni prende in giro gli italiani" 20 maggio 2026 Roma, 20 mag. - "Meloni dice di voler far saltare il Patto di Stabilità per consentire la diminuzione del costo dell'energia? Voglio dire che sta beffando due volte gli italiani: aumentando il debito e facendo pagare la diminuzione del costo dell'energia attraverso le tasse degli italiani". Lo ha detto Angelo Bonelli(Avs) a margine della manifestazione, sotto la sede del Gse, in sostegno delle…
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Al Senato il centrodestra chiede di rivedere l’obiettivo con la Nato per poi fare marcia indietro. E intanto l’Europa scrive nuove regole per rendere più agevole il commercio di armi. La protesta delle reti pacifiste Il Re è finalmente nudo. Sulle spese militari anche i parlamentari della maggioranza dicono quello che la campagna Sbilanciamoci! sostiene da sempre: il 5 per cento del Pil in spese militari è insostenibile.
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Nel corso di un’iniziativa elettorale a Crotone a sostegno del sindaco uscente Vincenzo Voce, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi è intervenuto sul tema delle spese militari e delle politiche economiche europee, ribadendo la linea del centrodestra sul rafforzamento della difesa. “Se l’Europa consente deroghe al Patto di stabilità per investire nella sicurezza e negli armamenti, allora la stessa flessibilità deve essere prevista anche per aiutare le…
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Il 19 maggio la maggioranza di centrodestra ha modificato al Senato una mozione sulla sicurezza energetica, dopo che nella prima versione del testo era stato inserito un passaggio sulla revisione degli impegni dell’Italia in ambito NATO. Quel passaggio chiedeva al governo di confermare il raggiungimento del 2 per cento del PIL per la spesa per la difesa e di promuovere invece una revisione degli obiettivi più ambiziosi, tra cui quello di investire in questo settore il 5 per cento del PIL entro il…
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Cosa prevede l’accordo dell’Aja fra i 32 Paesi Nato nel giugno scorso?Un aumento della spesa militare di ogni singolo appartenente all’Alleanza Atlantica da 2 al 5% del proprio Pil annuo entro il 2035. Nel comunicato finale la Russia è considerata «una minaccia a lungo termine». Sono spese collegate solo a un rafforzamento degli armamenti?«No, l’accordo è composto da due elementi: solo il 3,5% è destinato agli investimenti per…
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Un vero e proprio testacoda parlamentare. Con una mozione di maggioranza riscritta ancor prima di entrare nell'aula del Senato, le opposizioni sulle barricate e il centrodestra che rimedia una figuraccia su un tema politicamente sensibile come le spese militari. Ma andiamo con ordine. Dopo che domenica scorsa Giorgia Meloni ha scritto una lettera a Ursula von der Leyen per chiedere che la stessa flessibilità di bilancio garantita agli investimenti per la difesa sia consentita…
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Mercoledì 20 maggio 2026 Di Luca Franceschi /// Il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan, si trova al centro di una clamorosa vicenda che ha scatenato le critiche dell’opposizione. Il senatore ha infatti apposto la propria firma su una mozione per poi dichiararsi completamente estraneo al suo contenuto, affermando di non sapere chi l’avesse scritta e che non l’avrebbe mai…
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La retromarcia è arrivata nel giro di poche ore, ma tanto è bastato per trasformare una semplice mozione parlamentare in un caso politico capace di scuotere il governo. Al centro dello scontro c’è il tema dell’aumento delle spese militari e, soprattutto, il contestato obiettivo Nato che punta a portare gli investimenti per la difesa fino al 5% del Pil entro il 2035. Una prospettiva che continua a dividere la politica italiana e che, nelle ultime ore, ha provocato un evidente corto circuito…
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Sulla scorta dell’apertura di Giorgetti a possibili ridimensionamenti delle spese belliche, la maggioranza parlamentare ha messo nero su bianco l’ipotesi di impegnare l’esecutivo a promuovere una revisione dell’obiettivo di spendere il 5% del PIL in armi entro il 2035 nell’ambito degli impegni presi con la NATO. Lo ha fatto con una mozione firmata dai veterani di partito e dai medesimi capigruppo della triade governativa al Senato, in cui quello del 5% veniva definito un «obiettivo…
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ROMA Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, ma cosa avete combinato con la mozione sull’energia presentata, ritirata, modificata?«C’è stato un problema che abbiamo immediatamente risolto».Un problema non da poco, è sembrata una marcia indietro.«No, semplicemente era ovvio che quel passaggio sulle spese militari che non verrebbero aumentate non solo non ci vede d’accordo nella formula e nel…
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I casini nella maggioranza sulle spese per la difesa tra fatti e commenti Falso allarme al Senato sulla tenuta della maggioranza e del governo sulle spese per la difesa. I Graffi di Damato Sotto un titolo sulla “Destra nel caos” La Repubblica di carta ha così riassunto in prima pagina una giornata difficile, diciamo così, trascorsa dalla maggioranza: “Al Senato spunta una mozione del centrodestra che chiede di rivedere l’obiettivo del 5% per le spese della difesa, così come concordato…
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Lunedì il M5S aveva presentato una mozione per chiedere la revisione del target del 5% del Pil per le spese in Difesa, accordato dal governo Meloni al vertice Nato dell’Aja. Poco dopo, anche la maggioranza ha presentato una propria mozione che, di fatto, chiedeva la stessa cosa, salvo poi fare marcia indietro e cancellare quella richiesta. Dolores Bevilacqua, senatrice del M5S e prima firmataria…
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Galeotta fu la mozione sul 5 per cento del Pil per la Nato Francesca Schianchi “Gli impegni presi sono necessari e sostenibili”, diceva nel giugno dello scorso anno la premier Giorgia Meloni, quando, su pressione del presidente americano Trump, i Paesi Nato decidevano di portare le spese militari al 5 per cento del Pil entro il 2035. Un anno dopo, ieri, i capigruppo di maggioranza al Senato hanno presentato una mozione in cui si chiedeva di rivedere quell’obiettivo.
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Anche se alla fine s’è risolta in una precipitosa marcia indietro, l’iniziativa del centrodestra, partita dalla Lega, della mozione parlamentare per rimettere in discussione l’impegno assunto da Meloni a giugno di un anno fa in sede Nato, per garantire l’impegno a portare gradualmente - in un decennio - il contributo dell’Italia all’Alleanza atlantica al 5 per cento del bilancio, rivela che il ti…
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De Cristofaro, Avs: “Maggioranza allo sbando su spese Nato, non può liberarsi da abbraccio di Trump”
ROMA – «Il governo vorrebbe, ma non può liberarsi dall’abbraccio mortale di Donald Trump». Il capogruppo in Senato di Alleanza verdi e sinistra, Peppe De Cristofaro, è tra i primi ad aver capito a palazzo Madama che la maggioranza avrebbe fatto dietrofront sul ridimensionamento dell’obiettivo del 5% del Pil destinato alle spese militari. Nella mozione sul caro energia i capigruppo di centrodestra…
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ROMA Cortocircuito. Il centrodestra rinnega per una mattina gli impegni di spesa presi con la Nato e con Donald Trump. Troppi soldi, impossibile spendere il 5 per cento del Pil in sicurezza con la crisi di Hormuz e i rincari alla pompa. Scrive tutto nero su bianco, in una mozione al Senato. Poi sbianchetta: Giorgia Meloni e Guido Crosetto ordinano il dietrofront. Breve storia di un incidente d'aula che per qualche ora rischia di innescare un incidente…
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Hanno raggiunto il 2% del Pil alla spesa per le armi grazie a un trucco contabile in accordo con la Nato. Vogliono arrivare al 5% del Pil entro nel 2035: una cifra spaventosa che oggi equivarrebbe a oltre 110 miliardi di euro all’anno, sostiene l’Osservatorio Mil€x. È stata imposta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Questa è l’eredità del governo Meloni. UNA FOLLIA: di questo stiamo parlando.
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Doveva essere un tranquillo martedì parlamentare quello di ieri nell’aula del Senato. Poi, in una manciata di ore, la discussione sulle mozioni di maggioranza e opposizione in materia di caro energia e agricoltura si è trasformata nel teatro delle divisioni e contraddizioni del centrodestra. LA GIORNATA di passione si è consumata a partire dall’impegno sulla spesa militare: prima la richiesta di rivedere gli impegni, poi un nuovo passo indietro.
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Barcolla dopo un solo anno l’impegno di elevare le spese militari al 5% del Pil entro il 2035 firmato dal governo italiano nel vertice dell’Aja del giugno 2025. All’epoca Ursula von der Leyen definiva «molto positivo» per l’Ue il rapporto privilegiato di Meloni con Trump e assicurava che l’Italia avrebbe tratto «grande beneficio» dal piano di riarmo, «un programma di investimenti che aumenterà la prosperità».
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ROMA – La giornata di Guido Crosetto prevede incontri con i paracadutisti “Folgore”, poi un volo su un aereo militare. Ed è proprio quando si trova sopra le nuvole che il ministro della Difesa si ritrova a gestire una trappola politica che lo lascia attonito. Infuriato, è lui a chiedere (e ottenere) lo stralcio del passaggio sulla riduzione delle spese militari della Nato. Ma soprattutto, è lui a…
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Lo si può chiamare pasticcio, corto circuito, di sicuro nel governo l’episodio è stato vissuto come un autogol imbarazzante, tanto che sarebbe stata direttamente Giorgia Meloni, certamente poco felice per le notizie che le sono arrivate sulla scrivania, ad alzare il telefono per invertire la rotta. Di sicuro non ne sapeva nulla Guido Crosetto, che ha condiviso la sua irritazione chiamando una premier più…
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Il senso di confusione e di affanno della maggioranza è difficile da rimuovere. Sconfitta referendaria, crisi economica e prospettive elettorali stanno diventando una miscela tossica, che il governo fatica a contrastare. La disponibilità della Commissione europea ad accogliere la richiesta di un supplemento di fondi, avanzata da Giorgia Meloni, seppure teorica dovrebbe essere una mezza boccata d’ossigeno.
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