«La mia Erbin è libera, Damasco è libera, tutta la mia amata Siria è libera», esulta incredulo e si annoda al collo la bandiera, Riad Ghouta (nome di fantasia, ndr), giovane siriano di 40 anni. Le lacrime gli rigano il viso, l'emozione è troppo grande. Ha lottato in prima linea contro il regime barbaro di Assad e raccontato sui social lo sgretolarsi di quella che sembrava una dittatura inoppugnab…
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Siria, Damasco in mano ai ribelli. Assad fugge a Mosca La situazione in Siria con i ribelli che conquistano Damasco e di fatto mettono le mani sul paese. Sgretolato in pochi giorni il regime di Bashar Al Assad che fugge a Mosca con la famiglia. Migliaia i siriani pronti a rientrare dalla Turchia. In una testimonianza che arriva da Damasco la preoccupazione della comunità cristiana. Servizio di Marco Burini Questo contenuto non è disponibile per via delle tue preferenze sui cookie
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Siria, Onu: transizione assicuri responsabilità per crimini passato 09 dicembre 2024 Ginevra, 9 dic. - Volker Turk, capo delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha dichiarato che qualsiasi transizione politica in Siria dopo la caduta del presidente Bashar al-Assad deve includere la responsabilità per i crimini commessi sotto il suo governo. Durante una conferenza a Ginevra Turk ha affermato inoltre che "devono essere prese tutte le misure per garantire la protezione di tutte le minoranze e…
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CITTÀ DEL VATICANO. «In queste ore le persone si godono almeno la fine della dittatura degli Assad, che per decenni ha oppresso e sfruttato la Siria. Poi, bisognerà evitare che al posto del regime appena caduto prenda il potere un’ideologia estremista». Lo afferma padre Firas Lutfi, frate minore della Custodia di Terra Santa, parroco e guardiano dei Francescani a Damasco. Padre Lutfi, com’è la situazione?«Sospesa tra attesa…
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"Il tiranno è fuggito e Damasco è liberata". Con un'operazione inarrestabile i jihadisti di Hayat Tahrir al Sham (Hts) hanno preso Damasco e spodestato il presidente Bashar al-Assad, fuggito poi in Russia, dove Putin gli ha concesso asilo politico. L'assalto decisivo a Damasco I ribelli sono entrati nella notte nella capitale siriana, al culmine di un'offensiva che aveva già portato grandi vittorie ad Aleppo, Hama e Homs
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Una nazione in frantumi. Una mappa geografica fluida, in cui si muovono e cercano il proprio spazio gruppi etnici diversi, fazioni religiose da secoli in guerra, sunniti, sciiti, la stessa minoranza alawita (sciita) da cui provenivano gli Assad. E poi forze militari organizzate, ma anche poteri stranieri, intrecciati con clan locali. Il rischio oggi è il far west, o il ritorno di una forma di feudalismo.
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Quando nell'ottobre 2011 Muhammar Gheddafi morì linciato dai ribelli il segretario di Stato Usa Hillary Clinton commentò l'eliminazione con un caustico «we came, we saw, he died» riproposizione del più celebre «veni vidi vici» di Giulio Cersare. Un'uscita rivelatasi improvvida e avventata. L'11 settembre dell'anno successivo un commando jihadista trucidò l'ambasciatore americano in trasferta a Bengasi e due uomini della scorta.
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Chissà se all’uomo elegante che appare sui manifesti di Damasco oggi a brandelli è mai tornato alla mente il giuramento di Ippocrate, quando sotto il suo comando il suo popolo veniva bombardato con le armi chimiche, mentre centinaia di migliaia di persone finivano nelle celle di tortura e il suo Paese s’inabissava in una guerra devastante, senza fine. Sì, perché Bashar al-Assad aveva studiato prima a Damasco e poi a Londra per diventare oculista
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Che Assad non sia stato esattamente il più amato dai siriani, è cosa risaputa. Il nostro baffettino da sparviero non ha mai applicato con rigore le regole della più elementare convivenza democratica, ma di fatto era l’ultimo blocco contro quella sciagiura franco-americana che fu la Primavera Araba. Un medioriente debole e nel caos, è ció che un certo occidente ha sempre voluto per mettere più facilmente le zampe sulle risorse naturali e far sue le posizioni strategiche nel mediterraneo.
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