A parità di età di uscita e di anni di contributi versati, la pensione futura sarà sensibilmente più bassa rispetto a quella percepita da chi oggi si ritira dal lavoro. Secondo una ricerca realizzata da Confcooperative con il Censis, una persona che ha iniziato a lavorare a 29 anni nel 1982 ed è andata in pensione nel 2020 dopo 38 anni di contributi ha ottenuto un tasso di sostituzione dell’81,5%. Un giovane che ha iniziato a lavorare a 29 anni nel 2022, con lo stesso…
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Numeri che parlano - fin troppo - chiaro: chi è andato in pensione a 67 anni, dopo 38 anni di carriera continuativa nel settore privato iniziata nel 1982, può contare su un tasso di sostituzione netto dell'81,5%. Suo figlio o sua figlia, che oggi ha 33 anni ed è entrato nel mercato del lavoro nel 2022, sempre con una carriera continuativa di 38 anni, quando andrà in pensione nel 2060, sempre a 67 anni, avrà un tasso di sostituzione del 64,8%.
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Tagli e riduzioni e una platea di beneficiari sempre più ridotta. Pensione più leggera per chi la percepirà nei prossimi anni. Nel 2060 peserà il 16,7% in meno rispetto ad oggi. Chi è andato in pensione nel 2020 a 67 anni con 38 anni di contributi e di carriera continuativa nel settore privato ha preservato l’81,5% della retribuzione. Chi andrà in pensione nel 2060 con gli stessi identici requisiti…
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Un’altra conferma. L’ennesima. I salari italiani non crescono e restano uno dei problemi principali, non permettendo ai consumi e all’economia di ripartire. L’ultimo dato proviene dal focus di Censis e Confcooperative riguardante le pensioni e le retribuzioni. L’Italia, infatti, si colloca al 25esimo posto in Europa per incidenza dei salari sul Pil. Una percentuale che si ferma al 28,9%. Giusto per dare un’idea, la Germania è al 44,9%, la Francia al 38% e la Spagna al 37,1%.
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I nuovi poveri sono i giovani. Oggi in Italia lavorare non garantisce più automaticamente di uscire dalla povertà. Nel 2024 il 10,3% degli occupati tra 18 e 64 anni risulta a rischio di povertà, per un totale stimato di circa 2,4 milioni di persone. Tra i giovani occupati di 20-29 anni l'incidenza sale al 12%, pari a 349mila individui. A dirlo è l’ultimo report pubblicato da Focus Censis e Confcooperative “Pensioni, ipoteca sul futuro?”, che evidenzia anche come l’Italia si colloca al 25° posto in Europa per incidenza dei…
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Ascolta la versione audio dell'articolo 3' di lettura English Version Translated by AI. For feedback, please contact [email protected] «Un taglio di 17 punti percentuali sul reddito pensionistico rispetto all’ultima busta paga. È questa la prospettiva che attende chi oggi entra nel mercato del lavoro rispetto a chi va in pensione adesso. Una vera ipoteca sul futuro che si somma ai salari tra i più bassi d’Europa, a una crescente diffusione della povertà lavorativa e a una forte riduzione di lavoratori…
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Giovedì 12 febbraio 2026 In collaborazione con Il Sole 24 ore riceviamo e pubblichiamo il link della seguente news. Opinione ringrazia l’editore per la partnership multimediale. /// Bomba demografica: -7,7 milioni di lavoratori entro il 2050 Link alla notizia
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Un divario di quasi 17 punti percentuali tra l’ultima busta paga e il primo assegno pensionistico. È lo scenario che emerge dal Focus Censis-Confcooperative “Pensioni, ipoteca sul futuro?”, che mette a confronto la situazione di chi oggi lascia il lavoro con quella di chi entrerà in pensione nel 2060. Secondo l’analisi, un lavoratore andato in pensione a 67 anni dopo 38 anni di carriera continuativa nel settore privato può contare su un tasso di sostituzione netto pari…
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In Italia, la generosità della spesa previdenziale non garantisce lo stesso futuro ai giovani lavoratori. Chi ha iniziato a lavorare nel 1982 può contare su una pensione pari all’81,5% dell’ultima retribuzione, ma per chi è entrato nel 2022, il tasso di sostituzione delle pensioni crollerà al 64,8%, evidenziando un divario generazionale che rischia di diventare un vero freno alla sicurezza economica.
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Lo studio condotto insieme a Confcooperative. Spesa record in Italia, ma nel 2060 gli assegni saranno più leggeri La spesa pensionistica dell'Italia è la più alta d'Europa, nonostante prospettive sempre più ridotte per le nuove generazioni. Nel 2023 si è attestata al 15,5% del Pil, contro una media Ue del 12,3%. È quanto emerge dal focus Censis-Confcooperative 'Pensioni, ipoteca sul futuro?', che fotografa un sistema gravato dall'invecchiamento demografico, quasi la…
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«Un taglio di 17 punti percentuali sul reddito pensionistico rispetto all'ultima busta paga. È questa la prospettiva che attende chi oggi entra nel mercato del lavoro rispetto a chi va in pensione adesso», così Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative commenta con preoccupazione uno dei dati che emergono dal Focus Censis Confcooperative "Pensioni, ipoteca sul futuro?". La situazione descritta dall'indagine è frutto di dinamiche incrociate degli ultimi 30 anni, a partire…
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L'equazione è semplice quanto drammatica: stessi anni di lavoro, stessa continuità contributiva, ma una pensione molto più magra. Chi oggi ha 33 anni e va in pensione nel 2060 percepirà appena il 64,8% dell'ultimo stipendio, contro l'81,5% di chi si è ritirato quest'anno. Un gap di 16,7 punti percentuali che rappresenta una vera "ipoteca sul futuro", secondo il Focus Censis-Confcooperative presentato oggi.
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