Elon Musk è considerata l'ombra di Donald Trump. O, meglio, per molti è il presidente ombra degli Stati Uniti. Il patron di Tesla, Space X e X ha finanziato e sostenuto in ogni modo la... Leggi tutta la notizia
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Da Zuckerberg a Bezos, da Cook a Pichai: hanno tutti bisogno di un mercato globale e di un presidente degli Stati Uniti che non vada contro i loro interessi globali Elon Musk è considerata l'ombra di Donald Trump. O, meglio, per molti è il presidente ombra degli Stati Uniti. Il patron di Tesla, Space X e X ha finanziato e sostenuto in ogni modo la corsa alla Casa Bianca del 'cavallo' su cui ha scelto di puntare.
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Secondo la giornalista del Nyt Haberman il presidente eletto starebbe manifestando una certa insofferenza Donald Trump è irritato dalla costante presenza di Elon Musk e privatamente si lamenta del fatto che è onnipresente. Lo ha riferito Maggie Haberman, giornalista del New York Times, nel corso di un podcast. Musk è una presenza fissa a Mar-a-Lago – base da cui Trump sta definendo la sua futura amministazione- riseidendo in un cottage da 2.000 dollari al giorni.
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E dunque. Il 2025 comincia con Donald Trump che, prima ancora di insediarsi alla Casa Bianca (mancano giusto dieci giorni), rivendica per gli Stati Uniti la Groenlandia e il canale di Panama, senza escludere l'intervento militare; che annuncia di voler ribattezzare il Golfo del Messico "Golfo d'America", con il sottinteso che l'America sono solo gli States; e che posta sul suo social, Truth, due mappe in cui il Canada è inglobato negli Usa come cinquantunesimo Stato.
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NEW YORK – Tra Donald Trump e il suo grande amico Elon Musk sono emerse le prime frizioni. Il presidente eletto degli Stati Uniti è “stressato al cento per cento”, si è lamentato, in privato, dell’invadenza del miliardario sudafricano, intervenuto su tutte le decisioni più importanti, oltre ad aver fatto pressioni perché i suoi amici nella Silicon Valley venissero scelti dalla nuova amministrazio…
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Tutti in pellegrinaggio a Mar-a-Lago. Re magi che portano doni per l’inaugurazione della presidenza Trump. Addirittura Mark Zuckerberg che abolisce il fact-checking nelle sue reti sociali: si uniforma esplicitamente alle regole della X dell’avversario Elon Musk.I big della tecnologia in ginocchio. Per decenni hanno considerato la politica irrilevante: si sentivano liberi di ignorarla. Poi, quando Microsoft ebbe i primi guai con l’Antitrust, Bill Gates passò dal disprezzo alla diplomazia.
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Martedì 14 gennaio, Limes, Eni e la Fondazione Besso vi invitano alla presentazione del numero 12/24 "Musk o Trump, America al bivio". Appuntamento alle ore 17.30 presso la Fondazione Besso, Largo di Torre Argentina 11, Roma. Intervengono: Lucio Caracciolo, direttore di Limes Alessandro Aresu, consigliere scientifico di Limes Lapo Pistelli, direttore relazioni internazionali di Eni
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L’impressione, al di là degli accostamenti, è che Zuckerberg – come Musk – voglia altresì buttarla in caciara sul fronte politico. E che, appunto, stia cercando di ingraziarsi il Partito Repubblicano. Un primo indizio: l’ingresso nel Consiglio di amministrazione di Meta di Dana White, presente al mega-comizio elettorale di Donald Trump al Madison Square Garden a New York. Un secondo: al pari di Elon Musk, piuttosto attivo nelle vicende politiche della Germania e del Regno…
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L’anno che arriva ci porta speranze di pace, anche se persistono guerre, rivalità commerciali, drammatici cambiamenti ambientali. Se l’“ordine neoliberale” sembra al tramonto, non altrettanto può dirsi di vari elementi del neoliberismo che mostrano una particolare resilienza ibridandosi con molti aspetti dei populismi. Si profila la ridefinizione congiunta del neoliberismo, della globalizzazione e dello stesso capitalismo, che è sempre meno animato da deterministiche «leggi di…
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