Francesco, Papa della fatica, della pena e del dolore, era forse nemico dell’Occidente libero, ricco e consumista? Che strana questa ombra appiccicosa che Bergoglio si è portato dietro fin dall’inizio del suo pontificato in un mondo che va sprofondando in una girandola di parole finte e vuote. Di questo esser contro gli si è fatta da parte di molti una colpa: come se il compito della Chiesa non f…
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Nel 1995 sul trono di Pietro sedeva Giovanni Paolo II, un pontefice di cui tanti sentono oggi la mancanza. La sua era una chiesa trionfante, che veniva celebrata dagli ammiratori (non necessariamente credenti). Convinti, questi ammiratori, che la chiesa di Wojtyla si fosse liberata dalle secche del dubbio e dell’incertezza degli anni Sessanta e Settanta, per proiettarsi nel futuro trascinata dall’onda della storia.
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Non sarà la distanza tra la sua visione pastorale e il nostro cristianesimo - di rendita e di tradizioni - un marchio di autenticità della voce dello Spirito che ci chiede di uscire dalla bolla delle nostre abitudini? Sarebbe troppo facile dire ora che questi dodici anni sono trascorsi come una bella primavera. Per certo alcuni gesti, immagini, momenti rimarranno impressi nella memoria per il loro grande impatto emotivo e la proliferazione sui social di testi apocrifi (in qualche caso davvero…
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«Dalla fine del mondo». Con queste parole, pronunciate con semplicità e apparente leggerezza dal balcone di San Pietro, papa Francesco ha dato inizio non solo al proprio pontificato, ma a una vera e propria rivoluzione silenziosa. Non era solo un riferimento geografico: era un manifesto. Da quel momento, la bussola del Vaticano ha smesso di puntare verso l’Occidente, per orientarsi verso le periferie, verso il Sud Globale, verso quei luoghi spesso dimenticati dove la fede resiste più che…
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