La foto del soldato israeliano che prende a mazzate il crocifisso fa venire in mente tante cose. Per esempio che diamo un senso sbagliato e striminzito all’aggettivo “simbolico”. Lo spendiamo per dire che qualcosa in effetti non conta granché (un “pagamento simbolico”, una partecipazione “puramente simbolica”). Eppure quel gesto trae dal simbolico tutta la sua potenza. Che è grande, a giudicare dalle reazioni (anche quelle intime di ciascuno, non solo quelle di Tajani o di chi per lui).
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Cecilia Seppia – Città del Vaticano Nessuna tolleranza verso il gesto efferato di un soldato delle Idf, le forze di difesa israeliane, ripreso e diventato virale sui social media mentre ripetutamente colpisce con una mazza la testa di una statua di Gesù crocifisso. La profanazione accaduta nel villaggio cristiano di Debl, nel sud del Libano, ha suscitato la riprovazione e lo sdegno della Comunità internazionale.
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“Come la stragrande maggioranza degli israeliani, sono rimasto scioccato e addolorato nell'apprendere che un soldato delle IDF ha danneggiato un'icona religiosa cattolica nel sud del Libano. Condanno l'atto nei termini più forti", ha dichiarato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. "Le autorità militari stanno conducendo un'indagine penale sulla questione e adotteranno misure disciplinari adeguatamente severe nei confronti del responsabile", ha assicurato il leader israeliano su X.
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