L’allarme aviaria si allarga: dopo la contaminazione del latte adesso anche la carne bovina è a rischio. Ecco come comportarsi. Il virus H5N1 sta diventando sempre più pericoloso, e secondo gli esperti presto potrebbe arrivare a contagiare anche l’uomo. L’OMS ha già dichiarato che potremmo essere di fronte alla prossima pandemia, e comunque è già massima allerta da parte degli scienziati, a caccia di un vaccino
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La circolazione sempre più stabile del virus dell'influenza aviaria H5N1 nei mammiferi oceanici come "leoni marini e foche" è "preoccupante". Ma "soprattutto a preoccupare me, come la comunità scientifica internazionale, è che questo virus è arrivato agli animali di allevamento come le mucche da latte" colpite da un'epidemia negli Usa. Mucche che, "si è scoperto in uno studio, hanno un particolare recettore per l'influenza uguale a quello di alcuni uccelli e anche dell'uomo.
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Non abbiamo fatto in tempo a dimenticarci del Covi che già i medici lanciano l’allerta per un altro virus: si tratta di H5n1. H5n1: abituiamoci a familiarizzare con questa sigla perché, nelle prossime settimane, probabilmente la sentiremo ripeter molto spesso dai medici e non solo da loro. Dopo il Covid-19 arriva un altro virus che fa altrettanta paura. Il peggio non è ancora passato. Se pensavate che la pandemia di Covid sarebbe stata l’ultima, sbagliavate di grosso.
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Si sta facendo tutto il possibile per impedire che il virus dell’influenza aviaria dilaghi nei mammiferi e contagi l’uomo per dare inizio quella che viene considerata la prossima possibile pandemia? Probabilmente no, anzi gli scienziati statunitensi continuano a mettere in guardia le autorità,anche perché i necessari test per monitorare i contagi incontrano molti ostacoli. Gli allevatori non danno il benvenuto ai funzionari…
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Il governo degli Stati Uniti ha temporaneamente allentato le rigide linee guida su come i laboratori e le strutture di sanità pubblica trasportano, gestiscono, conservano i campioni di influenza aviaria H5N1, considerati agenti patogeni ad alto rischio. La misura consentirà ai laboratori di ridurre gli oneri burocratici e di disporre di un tempo più lungo per concentrarsi su ricerca e prevenzione. Sino ad ora, tutto il…
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L’epidemia di influenza aviaria nelle mucche da latte in Usa è costantemente monitorata dalle autorità: le mandrie infettate sono 49 in 9 Stati differenti. La preoccupazione riguarda soprattutto la necessità di sorvegliare un virus, l’H5N1(HPIAV), che, nato negli uccelli, è stato segnalato in 40 mammiferi e già (seppure in rarissimi casi) anche nell’uomo. La presenza così diffusa del virus in animali a stretto contatto con l’uomo e coinvolti nei processi di alimentazione va monitorata…
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Il virus H5N1 rilevato nelle acque reflue in Texas (Fonte Immagine: Corriere) Continua a far paura l’influenza aviaria in USA. Proseguono i controlli e il monitoraggio sul virus e gli ultimi dati rilevano la presenza della H5N1 nelle acque reflue di nove città del Texas nel periodo tra il 4 marzo e il 25 aprile. Gli scienziati, come riporta Skytg24, stanno monitorando le acque reflue per individuare segni del virus dell'aviaria H5N1, in un momento in cui l'epidemia di questa…
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La carne di bovino, se opportunamente cotta, è sicura, anche se fosse stata contaminata dal virus dell'influenza aviaria H5N1. È questo il risultato degli ultimi test condotti dal dipartimento dell'Agricoltura americano (Usda).
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L’influenza aviaria è arrivata a New York. “Un piccolo numero di uccelli selvatici sono portatori del virus H5N1 ad alta patogenicità“, ha scoperto uno studio pubblicato sul Journal of Virology, rivista della Società americana di microbiologia. Il lavoro evidenzia che le ‘relazioni pericolose’ tra animali ed esseri umani, quelle che possono dare origine a infezioni zoonotiche o addirittura a pandemie, non sono limitate agli…
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Roma, 16 maggio – Mentre gli Usa sono alle prese con la preoccupante crescita di segnalazioni di allevamenti bovini colpiti dal virus dell’influenza aviaria e l’opinione pubblica – soprattutto dopo il contagio a inizio aprile di una persona che aveva avuto contatti con i bovini – si chiede se le autorità sanitarie stiano facendo tutto l necessario per preparasi a una eventuale pandemia di bird flu.
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Alessandro Vespignani è uno dei consulenti selezionati a cui si rivolge la Casa Bianca quando si tratta di valutare il rischio di una malattia infettiva. Dal suo laboratorio informatico all’università Northeastern di Boston (Usa) scruta l’orizzonte per rilevare le minacce in arrivo prima che sia troppo tardi, elaborando i dati che da tutto il mondo segnalano focolai sospetti e casi sporadici in esseri umani e altre bestie.
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L'aviaria diventerà una pandemia? Sono molti gli studiosi che propendono per un alto rischio che l'aviaria diventi un problema anche per l'uomo. «Secondo gli epidemiologi, ci sono una serie di elementi che rendono H5N1 il candidato favorito per una prossima pandemia», si legge sul sito dell'Istituto Superiore della Sanità. Il problema, esattamente come fu per il Covid, sono i salti di specie. È vero che qua e là nel mondo qualche essere umano si è infettato con l'aviaria (ed è anche morto) ma i casi registrati fino a ora…
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Aviaria e rischio pandemia: come si sta preparando l'Italia "Topol conosce gli Stati Uniti e sa meglio di noi quello che si sta facendo - riflette l'ex Dg Prevenzione del ministero della Salute, oggi docente straordinario di Igiene all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano - Ricordo, però, che negli Stati Uniti venne identificato il virus H1N1 nel 2009, che era emerso in Messico e venne identificato in California" e poi in altri Stati, prima di essere dichiarato pandemia.
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Resta alta l’attenzione per l’epidemia di influenza aviaria che ha colpito gli allevamenti di bovini in nove stati americani. Nelle scorse settimane il virus H5n1 ha già causato un caso accertato nell’uomo, ed è stato identificato nel latte delle mucche infette, spingendo i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) americani a sconsigliare il consumo di latte crudo (non sottoposto cioè a pastorizzazione, processo che dovrebbe eliminare qualunque virus vitale)…
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Influenza aviaria, si alza l’asticella dell’attenzione. Secondo Nature, gli scienziati temono che il ceppo H5N1 diventi endemico nei bovini, favorendo la diffusione tra gli esseri umani. Le considerazioni rigurdo a questa preoccupazione arrivano da una serie di osservazioni all’interno di una situazione incerta e potenzialmente ad alto rischio. Vediamo quali. Innanzitutto la presenza di una grande quantità di virus dell’influenza aviaria nel latte suggerisce che ci sono mucche…
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Negli Usa il dibattito è già in corso: ci si sta preparando ad una eventuale pandemia di influenza aviaria? Se sulla rivista 'The Lancet' si evidenziano i passaggi fondamentali da non tralasciare - dal rapido sviluppo di test specifici H5 ad analisi virologiche continue per identificare i cambiamenti nel virus che potrebbero avere un impatto su adattabilità e trasmissibilità, dallo sviluppo e produzione di vaccini alla comunicazione chiara e trasparente col pubblico - esperti d'Oltreoceano come lo scienziato Eric…
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Desta preoccupazione l’influenza aviaria negli Stati Uniti d’America dove sono già molte le specie animali colpite, dagli uccelli ai bovini, passando per gli orsi, gli scoiattoli, i delfini e le puzzole. Questi fattori innalzano il rischio che il virus possa essere trasmesso anche all'uomo, specie dopo il caso che è stato registrato in Texas. L’Oms, Organizzazione mondiale della sanità, è intervenuta consigliando ai cittadini americani di non bere latte crudo, dando priorità a quello…
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Negli Stati Uniti continua a preoccupare la diffusione del virus tra i bovini da latte, specie dopo la positività al test delle acque reflue di nove città del Texas: questo potrebbe significare che gli animali sono asintomatici. “Il virus dell'influenza aviaria H5N1 è stato rilevato nel latte crudo negli Stati Uniti, ma i test preliminari mostrano che la pastorizzazione lo uccide. Per ora non c’è da temere la diffusione tra gli esseri umani”, ha detto alcuni giorni fa Tedros Ghebreyesus dell’OMS
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Professor Massimo Ciccozzi, l’ultima scoperta sull’aviaria in Usa - H5N1 trovato nelle acque reflue in Texas - ci deve allarmare? “No, anzi: dobbiamo essere contenti - risponde l’epidemiologo -. Perché significa che possiamo individuare anche le acque reflue come buon indicatore della presenza del virus aviario”. Ma parliamo di virus vivo? “Non possiamo saperlo. E’ corretto parlare di pezzi di genoma virale.
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Il virus dell'influenza aviaria H5N1 rilevato nelle acque reflue di 9 città del Texas (Usa) nel periodo tra il 4 marzo al 25 aprile, quando sono stati registrati i focolai di H5N1 negli allevamenti bovini e un caso umano. La popolazione interessata è di milioni di abitanti. È quanto hanno scoperto i ricercatori del Baylor College of Medicine (Houston), in un lavoro in prepubblicazione su 'MedRxiv'.
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Continua a far paura l’influenza aviaria negli USA, che dopo il salto di specie è oramai endemica tra i bovini da latte. I controlli e il monitoraggio sul virus dell’influenza aviaria H5N1 proseguono. Il virus è stato rilevato nelle acqua reflue di nove città del Texas (Usa) nel periodo tra il 4 marzo al 25 aprile, quando sono stati registrati i focolai di H5N1 negli allevamenti bovini e un caso umano.
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