Milano, 18 gen. – Il 2026 segna un cambio di paradigma per le risorse umane: l’AI entra stabilmente nei processi aziendali e va governata, la formazione smette di essere solo aggiornamento di competenze e diventa re-training profondo, il welfare passa da benefit standard a leva strategica personalizzata, mentre la leadership evolve verso modelli più umani, collaborativi e meno gerarchici. È questo il quadro che emerge dalla Guida HR 2026 di Factorial, che individua le principali…
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Approfondimenti:
Un sondaggio YouGov mostra forti differenze nella percezione dell’IA: i Paesi anglofoni sono più diffidenti e pessimisti, mentre Europa occidentale e meridionale appaiono più aperte. Ovunque prevalgono però timori per l’occupazione, specie nel mondo anglosassone
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I diversi approcci delle varie generazioni all’IA sul posto di lavoro. Di questo parliamo con Alessandro Cencioni, Managing Director di Protiviti Italia ed Elena Panzera, presidente Associazione italiana per la direzione del personale Lombardia. E con un’intervista a Jonas Prising CEO global di ManpowerGroup
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I lavoratori italiani utilizzano l'intelligenza artificiale con una frequenza superiore alle aspettative. Il 76,4% degli occupati dichiara di impiegare strumenti AI ogni giorno come supporto al lavoro. Chiaramente siamo di fronte a una tendenza consolidata, qualcosa che ormai è infrastrutturale. In molti casi, lo sappiamo, si tratta probabilmente di Shadow AI, ma in ogni caso la situazione obbliga le aziende a rivedere i propri processi decisionali.
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I dati più recenti mostrano come molte organizzazioni abbiano sovrastimato la capacità di trasformare gli investimenti in intelligenza artificiale in risultati concreti. Secondo S&P Global, nel 2025 quasi il 46% dei progetti di AI viene abbandonato nella fase di passaggio dal pilota alla piena implementazione, mentre la quota di aziende che rinuncia a oltre la metà delle proprie iniziative di AI è salita dal 17% al 42% su base annua.
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Il mondo del lavoro entra in una fase in cui velocità e scala non bastano più. Oggi la competitività delle aziende si gioca sulla qualità delle scelte organizzative. È da questa constatazione che prende le mosse World of Work Trends 2026 – The Intentional Organisation, lo studio del Top Employers Institute, ente indipendente attivo dal 1991, con sede ad Amsterdam, che ogni anno analizza l’evoluzione delle pratiche HR e organizzative presso migliaia di imprese certificate a livello globale.
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Ascolta la versione audio dell'articolo 2' di lettura English Version Translated by AI. For feedback, please contact [email protected] Il sindaco di Londra Sadiq Khan, nel consueto discorso di inizio anno alla Mansion House in programma per la serata di giovedì 15 gennaio, si appresta a lanciare l’allarme sull’impatto devastante che l’intelligenza artificiale rischia di avere a livello occupazionale nella City.
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Negli ultimi due anni il dibattito pubblico sull’intelligenza artificiale si è polarizzato attorno a una domanda precisa e inquietante: l’AI ruberà il mio lavoro? L’uso sempre più diffuso di strumenti di AI generativa nel coding, nell’analisi dei dati, nella scrittura e nella progettazione ha rafforzato l’idea di una sostituzione imminente del lavoro umano, soprattutto nelle professioni cosiddette “white collar”.
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