«Torino è una città anziana e con le mani sporche di grasso. I giovani fuggono per stipendi e opportunità, i nostri paperoni non investono e non siamo nemmeno bravi ad attrarre capitali. Manca sinergia e la volontà di cambiare direzione, comprese le istituzioni, dalla Regione al Comune. E così abbiamo perso la nostra nomea di città dell’innovazione». A parlare è Roberta Cortese, torinese, 53 anni, di cui 30 passati nel mondo…
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«Sono diminuiti i brevetti a Torino? Il motivo è molto semplice: la colpa è delle multinazionali che lasciano il territorio, come nel caso di Telecom e della sua decisione di chiudere Cselt. È un atteggiamento che racconta la struttura economica di questa città ma anche di tutta Italia, stiamo diventando un paese con stipendi bassi che fa viti e bulloni». Non usa mezzi termini Leonardo Chiariglione, 82 anni, uno dei padri dell’innovazione tecnologica…
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Nel 2019 a Torino ci sono state 10.700 richieste, nel 2025 sono state 6.700. Sono quasi dimezzate in sei anni, secondo quanto riporta stamane il Corriere della sera. Un declino della spinta innovativa del nostro territorio coerente con la dinamica nazionale. Il numero di richieste depositate all'ufficio brevetti europeo di Monaco sono scese di 4,5 punti percentuali nel 2024 e per la prima volta l'Italia è uscita dai primi dieci Paesi per invenzioni registrate.
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Torino, città di santi sociali e di inventori. Forse lo era una volta, ma oggi lo è sempre meno. Negli ultimi 5 anni, nonostante il titolo di «Capitale europea dell’innovazione 2024», la propensione a scovare nuove tecnologie dei torinesi sembra scesa sotto i tacchi: basti pensare che nel 2019 il capoluogo sfornava circa di 10.700 richieste di brevetti, nel 2025 le domande sono scese…
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