ROMA. Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti sapevano cosa li avrebbe aspettati il giorno dopo le Europee. Sapevano che il compromesso sul nuovo Patto di stabilità sarebbe costato un prezzo, e che l’autunno avrebbe portato grane. Il caso ha voluto che la fine di quattro anni di spesa senza limiti abbia coinciso con la nuova legislatura europea. A formalizzare la richiesta di correzione dei conti per il 2025 - avverrà in novembre - sarà ancora Paolo Gentiloni, in mezzo agli scatoloni.
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Come temuto, la minaccia dell’austerity riaffiora all’orizzonte della politica economica comunitaria. Il cartellino giallo della Commissione europea è infatti giunto: assieme ad altri sei paesi, l’Italia sarà sottoposta a una procedura d’infrazione per deficit pubblico eccessivo. L’ammonizione di Bruxelles è in parte mitigata da un giudizio sostanzialmente positivo sul quadro macroeconomico italiano.
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«In un contesto geopolitico e macroeconomico altamente instabile, ogni scostamento ingiustificato dal sentiero che abbiamo definito darebbe un moltiplicatore fiscale non solo inferiore a uno ma, con ogni probabilità, inferiore a zero, per via degli effetti negativi sul servizio del debito». Giancarlo Giorgetti coglie l’occasione offerta dalla presentazione del Rapporto annuale dell’Ufficio parlamentare di bilancio per rinforzare quella «linea della prudenza»…
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Dopo le elezioni anticipate, un'altra notizia non rassicurante per la Francia che - così come Italia, Belgio, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia - finisce sotto procedura Ue per deficit eccessivo. Bruxelles raccomanda a Parigi "di agire nel 2024 e nel 2025", presentando "tempestivamente" il suo "piano fiscale strutturale a medio termine" con l'obiettivo di "limitare la crescita della spesa netta", indirizzare "il debito pubblico su una traiettoria…
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– Quello che può sembrare una “bocciatura”, con relativi svantaggi economici, per l’Italia potrebbe invece rappresentare un vantaggio. Proprio così. La procedura per deficit eccessivo aperta dalla Commissione Ue nei confronti dell’Italia (e non solo) è un fattore positivo per il Paese. Carlo CottarelliANSA E a sostenerlo è uno che di conti pubblici se ne intende: Carlo Cottarelli, economista che è stato, fra gli altri, direttore del…
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