Telefoni che squillano poesie. Alzando la cornetta e componendo il numero si ascoltano versi poetici in più lingue. "Dial A Poem" è un'opera interattiva che restituisce al pubblico le voci di artisti, musicisti e attivisti ed è l'epicentro della mostra "John Giorno: The Performative Word" allestita nella Sala delle Ciminiere al MAMbo di Bologna. John Giorno giocava con le parole e voleva trasportarle in contesti diversi da quelli tradizionali.
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BOLOGNA – Non è cosa comune alzare la cornetta di un telefono, comporre un numero e quindi ascoltare un artista, ma anche un poeta, un cantante, un musicista, che recita una sua poesia, Patti Smith come Diamanda Galas, Allen Ginsberg come William Burroughs. Questo succedeva a New York nel 1969 e ora accade di nuovo a Bologna. Il servizio telefonico di offerta poetica è infatti un’opera di John Gi…
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Al cuore dell’azione di John Giorno (New York, 1936 – 2019), c’è la parola che diventa pratica. Un passaggio essenziale per comprendere l’approccio multiforme e multidisciplinare dell’artista e attivista statunitense che, da sperimentatore convinto e fuori dagli schemi, ha saputo valorizzare il linguaggio poetico nelle sue dimensioni plastiche, relazionali e performative, spingendo la parola a sconfinare nel territorio delle arti visive e delle reti di telecomunicazione.
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È stato il ’penultimo’ della Beat Generation, salutando il mondo nel 2019 – perché per ultimo è morto Lawrence Ferlinghetti nel 2021 a 102 anni –, e da beatnik delle generazioni più giovani, essendo nato nel 1936, ha rivoluzionato il mondo della poesia, portando il verso fuori dalla pagina scritta e trasformandolo in performance e tante altre cose. John Giorno, poeta, artista e attivista ma anche produttore discografico, nato a New York da una famiglia di origini italiane (Basilicata) è il…
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Newyorkese di origine italiana, poeta, performer, artista, buddhista praticante e fondatore dell’organizzazione non profit Giorno Poetry Systems (ancora attiva), John Giorno (1936-2019) è stato tra i primi a capire che la poesia non doveva più spiegare il mondo ma attraversarlo. Nato nell’orbita della Beat Generation, ma spintosi subito oltre i suoi confini, ha trasformato la parola in energia performativa, facendola uscire dalla pagina per abitare il corpo, la voce, i media, lo spazio pubblico…
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