In Germania si è aperta la campagna elettorale, lasciandosi alle spalle il governo “semaforo” (SPD, Verdi e Liberali) guidato da Olaf Scholz. Il fallimento della coalizione è stato segnato da disaccordi profondi, con il ministro delle Finanze Christian Lindner, leader dei Liberali, al centro delle critiche. Lindner ha presentato proposte controverse, come il rinvio degli obiettivi climatici e il taglio al Bürgergeld, provocando tensioni con SPD e Verdi.
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La Germania si sta organizzando per le imminenti elezioni previste per il 23 febbraio prossimo. Sembra che questa sia la data concordata tra SPD, Verdi e CDU per un voto anticipato, che avrà luogo dopo il dibattito parlamentare riguardante la fiducia al governo di Scholz il mese prossimo. L’esito di tale dibattito sembra già scontato a seguito dell’abbandono della coalizione da parte del FDP. Tuttavia, come sottolinea Luigi Campiglio, professore di Politica Economica presso l’Università Cattolica di Milano, «è…
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Perché in Germania il motore economico si sta inceppando La coalizione a tre composta da socialdemocratici (SPD), liberali democratici (FDP) e verdi si è rotta in modo spettacolare per gli standard tedeschi. Il Cancelliere Olaf Scholz (SPD) ha licenziato il Ministro delle Finanze Christian Lindner (FDP) poiché Lindner non era disposto a sacrificare il “freno al debito” tedesco o a trovare altre fonti per tappare un buco di 15 miliardi di euro nel bilancio.
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E della sua coalizione - coincide con una crisi economica che sciocca la Germania. E all’orizzonte, tra ricorso al voto e ansie globali, non si vedono prospettive
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BOLOGNA – Oltre 10 miliardi di export e più di 4mila imprese esportatrici. Con un calo nella meccanica del 10% nei primi sei mesi del 2024 che sta mettendo in affanno un fitto reticolo di piccole e medie imprese, che trovavano nella Germania un importante sostegno per la propria attività. La crisi del mercato tedesco, concentrata nel settore dell’automotive, sta già mettendo a dura prova l’econom…
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Da locomotiva a malato d’Europa: la crisi tedesca e l’impatto sull’Italia di Angelica Migliorisi 22 novembre 2024 La Germania, cuore economico dell’Europa e simbolo di stabilità, sta affrontando una crisi senza precedenti: economica, politica e forse anche identitaria. L’economia tedesca è bloccata: la crescita è ferma, la fiducia degli investitori è in caduta libera, come dimostra l’indice Zew, che misura le aspettative degli analisti sullo sviluppo dell’economia in Germania nell’arco…
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Deutscheland uber alles amavano ripetere i tedeschi a tutti per far notare la loro superiorità nei principali indici di performance economici nel Vecchio Continente. Oggi, però, il boom economico del secondo dopoguerra e il modello invidiabile di economia sociale di mercato, che ha diffuso benessere e sviluppo generalizzato per un sessantennio, sembrano solo un pallido ricordo. Tutti i pilastri su cui si basava questo modello sono venuti meno e il…
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A 70 anni, nel febbraio 2025, Friedrich Merz avrà la possibilità di giocarsi la partita che attende da tutta la sua vita politica, quella per la cancelleria federale della Germania. Sarà infatti l'ex rivale interno al partito della Cancelliera per antonomasia, Angela Merkel, a guidare l'Unione Cristiano-Democratica (Cdu) e il partito-gemello bavarese, l'Unione Cristiano-Sociale, al voto anticipato convocato dopo il
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La Germania discute molto mentre si prepara al voto, ma non sembra che questo stia portando da nessuna parte. SPD e Verdi hanno fatto avances verso la CDU per il superamento del freno costituzionale al debito e quindi cercare di rilanciare l’economia con una nuova spesa, ma per ora i colloqui sono solo preliminari e non hanno avuto grande successo. Eppure la Germania avrebbe bisogno come il pane di una maggiore spesa, soprattutto in investimenti, perché, nonostante le infrastrutture tedesche siano in…
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Più che un vuoto di potere, in Germania c’è un vuoto di potenza. La stagnazione economica combinata alla crisi di governo in corso porterà a elezioni il paese un tempo più stabile d’Europa, col rischio di trascinare l’intero continente con sé. Com’è stato possibile? La logica economica guida Berlino dalla fine della guerra fredda, ma oggi le fondamenta su cui è stato costruito il modello tedesco sono venute meno.
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Il barometro politico in Germania è instabile, ma solo per chi si contende le percentuali più basse: la leadership del prossimo governo sembra infatti ormai scontata. Il più recente sondaggio Forsa, pubblicato da RTL/ntv, evidenzia la solita superiorità dei cristiano democratici della CDU/CSU, AfD ancora al secondo posto e un ulteriore, modesto calo di consensi per l’SPD, che scende al 15%, perdendo un punto percentuale rispetto alla rilevazione precedente.
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Sotto gli auspici del partito liberale Fdp la Bundesbank e la Confindustria tedesca Bdi riferiscono sul grande tema che segna la campagna elettorale in Germania. Quest’anno l’economia tedesca è in recessione per lo 0,2%, l’anno prossimo si prevede una leggera crescita. Lo dicono i cinque saggi cui il governo delega l’incarico di monitorare la situazione economica del Paese. Ma i conti sono stati fatti senza l’oste americano.
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La recente caduta della coalizione di Governo in Germania ha lasciato la principale economia dell’Eurozona in una situazione di incertezza politica, aggravando una stagnazione economica già evidente da diversi trimestri. La crescita trimestrale media dal 2021 si è attestata su un modesto 0,14%, con una combinazione di fattori interni ed esterni che compromettono la competitività del Paese. In questo contesto, ecco di seguito la view di Felipe Villarroel, portfolio manager…
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Oggi, la Germania abbraccia le ideologie “green” e di una società a zero emissioni di carbonio, una società che non emette più CO2. I tedeschi sembrano prendere sul serio un’ideologia; sembrano prendere sul serio ogni cosa. Una volta che aderiscono a un’ideologia, potrebbe essere difficile far loro cambiare idea. È così che la cancelliera Angela Merkel è arrivata al potere (dal 2005 al 2021). Molti dimenticano che non è emersa dall’estrema Sinistra verde, anche se a giudicare dal suo curriculum, si potrebbe pensare di sì.
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Dalla copertina di «Limes» del maggio 2021 dedicata al triangolo politico-economico Roma-Berlino-Parigi sono passati solo tre anni e mezzo eppure, guardando ai fatti, sembra un secolo. Allora parve che quel nocciolo duro dell’Europa si basasse non solo sulla possibilità di un raccordo delle politiche, ma anche su una robusta base strutturale e sulle grandi catene del valore che intrecciavano le tre manifatture.
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Quarantacinque anni, sempre elegante, dall’atteggiamento un po’ dandy e vanitoso, a Christian Lindner piace presentarsi ancora oggi come il volto nuovo della politica tedesca, anche se alla guida dei liberali già da undici anni. Nel 2017 fu lui a far fallire le trattative per la formazione di una coalizione di governo fra cristiano democratici (dell’allora cancelliera Angela Merkel), i Verdi e i liberali, sostenendo che a volte è meglio restare all’opposizione che governare male.
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Sono tante le quotate italiane esposte alla Germania (oltre il 5% dei ricavi), dove lo scenario è più che mai incerto, con il dilemma del freno al debito, dopo l’uscita di scena del cancelliere Scholz. Settore auto a parte, però, il rischio sembra sotto controllo
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Brescia. L’Osservatorio di Confartigianato lancia l’allarme: la crisi nel settore della meccanica e dell’automotive sta colpendo duramente la provincia di Brescia, dove il comparto rappresenta uno degli assi portanti dell’economia locale. Con 7.801 imprese attive nella meccanica, di cui ben 4.153 artigiane (MPI imprese / con meno di 50 dipendenti), il settore impiega 47.700 addetti, pari al 51,6% della forza lavoro totale del comparto (92.378) della nostra provincia.
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