Il silenzio, lo stesso che sei anni fa avvolgeva le strade improvvisamente deserte, è tornato a farsi sentire ieri mattina a Codogno, ma è stato solo per pochi minuti, sufficienti però per ricordare le vittime del Covid nella giornata simbolo della memoria quando cioè nel 2020 scoppiò il primo caso di contagio accertato all’ospedale di Codogno. La prima tappa della commemorazione si è svolta all’ingresso del cimitero cittadino, davanti alla stele voluta dal presidente…
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A un certo punto furono silenziate anche le sirene delle ambulanze. Perché reclamare la precedenza su strade deserte era paradossale e perché quegli ululati generavano ansia per un virus capace di uccidere insinuandosi subdolamente sotto la porta di casa. Stessa cosa successe alle campane delle chiese, che per annunciare i decessi arrivarono a suonare a martello quasi incessantemente, scandendo con il loro ritmo funebre le giornate di una popolazione ostaggio dell’angoscia.
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Il ricordo di chi non c’è più, ma anche della forza di una comunità che, nonostante restrizioni e normative, ha sempre guardato al prossimo. Non sono mancate anche lacrime di commozione a Codogno nella mattinata di oggi, sabato 21 febbraio, nel corso della giornata dedicata alla “Comunità resiliente di Codogno e alle vittime del Covid19”. Una cerimonia apertasi al cimitero cittadino con la deposizione della corona d’alloro ai piedi della targa commemorativa accompagnata dal silenzio e dalla preghiera.
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Sono passati sei anni da quel 20 febbraio 2020 che ha cambiato per sempre il volto della nostra comunità e dell’intero Paese. Sei anni dal giorno in cui a Codogno, grazie all’intuito del medico cremonese Annalisa Malara, venne individuato il cosiddetto “paziente 1” del Covid-19, il primo caso accertato di trasmissione locale del nuovo coronavirus. Una notizia lontana solo pochi chilometri dal nostro territorio, ma che nel giro di ore si allargò a macchia d’olio, impossibile da…
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A 6 anni dalla notizia che il 21 febbraio 2020 fece il giro del mondo, la scoperta del 'paziente 1' della pandemia di Covid-19 in Italia, il bilancio è in chiaroscuro. Se da un lato il Paese ha dimostrato capacità di reazione, dall'altro restano nodi irrisolti, a partire dalla prevenzione. A tracciare il quadro è Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali).
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Nel 2020, questi giorni di fine febbraio erano dominati dall’incertezza. Il fantasma del Covid-19, di cui al tempo si sapeva ancora troppo poco, si stagliava all’orizzonte mentre le notizie correvano senza sosta e una marea di presunti esperti si scontrava nei talk show televisivi. Poi, quasi all’improvviso, arrivò l’8 marzo con l’annuncio del primo, lungo, lockdown. Un momento epocale, segnato da una pandemia devastante e dalla…
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A Codogno si scopriva il “paziente 1” (che in realtà tale non era) della pandemia di Covid-19. Da quel momento in poi i timori che da settimane serpeggiavano in Italia, diventarono realtà: prima la zona rossa nel Lodigiano poi il lockdown generalizzato. Il tutto in una condizione generale di paura e smarrimento, di fronte a un virus di cui si sapeva poco o niente, in grado di saturare gli ospedali e mettere in ginocchio le terapie…
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