La nuova National security strategy di Trump ha sancito la nuova distanza di Washington dall'Ue Contenuto tratto dal numero di febbraio 2026 di Forbes Italia. Abbonati! “L’Europa resti europea, riacquisti la sua autostima in quanto civiltà e abbandoni la sua fallimentare attenzione all’oppressione burocratica”. Con queste parole la nuova National security strategy (Nss) del governo Trump, pubblicata a dicembre, ha lanciato l’allarme sulla perdita di identità nazionale di molti…
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Nella retorica del rilancio, soprattutto militare, i governi europei si cimentano senza risparmiare energie. Ma quel che manca è una parola chiara sul soggetto di questa svolta “storica” dell’Unione Europea. Si sottolineano la crisi dei rapporti transatlantici e la necessità di restaurare fiducia e collaborazione tra l’Europa e Washington, si esaltano le virtù della competitività, si affermano le ragioni del riarmo, si manifesta la consueta devozione ai cosiddetti valori europei, («diversi dall’ideologia Maga» puntualizza…
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Il tono conciliante di Marco Rubio alla conferenza di Monaco si spiega forse col fatto che esperti e leader europei concordano, in fondo, con il documento per la National Security Strategy (Nss) dell’amministrazione Trump su almeno due punti sostanziali. Il primo è l’avanzato declino economico dell’Europa: la Nss ricordava impietosamente che nel 1990 il vecchio continente generava il 25% del Pil mondiale, mentre ora arriva a stento al 14.
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Solo lo sviluppo economico può generare ricchezza e quindi le risorse per non essere costretti a scegliere tra burro o cannoni, ovvero mantenimento dello stato sociale, pensioni, sanità, servizi alla persona ecc. e una deterrenza militare in grado di dissuadere i malintenzionati. La libertà alla quale nessuno vuole rinunciare si misura in plusvalore. Per ottenerlo si deve passare per la ricerca e l’innovazione.
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Min lettura L’Europa è dentro una relazione abusiva. E sarà arrivato il momento di uscirne, anche perché ormai è passato un anno dal rozzo e squallido attacco del vice-presidente degli USA, JD Vance, all’Unione Europea e all’alleanza con gli USA che si sta rivelando sempre più tossica. A Monaco per la Conferenza annuale sulla Sicurezza, il segretario di Stato americano, Marco Rubio è tornato sul luogo del delitto.
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Mettere insieme l’Europa con il consenso dei popoli è un percorso complesso. Ne abbiamo fatto una parte non piccola e con non poca difficoltà ma quel che resta da fare è forse ancora più impervio. Il modello sul quale l’Unione è costruita, libertà, democrazia, stato di diritto, welfare, benessere, è a rischio. Il triangolo che lo stringe ha i suoi vertici a Mosca, Washington, Pechino. Facciamo f…
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La più significativa rivoluzione dell’Unione Europea, l’euro, è prossima a compiere un quarto di secolo. Ma ad oggi non tutti i Paesi della UE lo hanno adottano: alcuni hanno aderito solo in un secondo momento, altri non ci pensano neppure. Ciò non di meno, la moneta unica è diventata fondamentale per gli scambi interni ed esterni, sino a rappresentare un segno visibile di una nuova realtà politica.
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Il segretario di Stato americano Marco Rubio durante il vertice di Monaco sulla sicurezza, ha spiegato che l’atteggiamento brusco e duro degli Stati Uniti verso l’Europa non vuole avere come scopo quello di dividere le due sponde dell’Atlantico, ma di «rivitalizzare» l’alleanza e la visione comune. Del resto, ha detto l’America è «figlia» dell’Europa. Che i “calci nel sedere” americani possano essere utili all’Europa, lo ha detto chiaramente ieri la presidente della…
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«Sfida», «Frattura» nei titoli di testa, entusiasmo per la nostra virtuosità europea che ci contrappone agli Stati Uniti: «Un’Europa di pace», dice l’Avvenire e da dietro l’angolo l’immagine bellicistica di Trump. Il coro europeo, si illumina di soddisfazione: la conferenza di Monaco sulla sicurezza basa la ripresa dell’Europa su un vecchio amico: l’antiamericanismo. È legittimo, certo, rifarsela col superbo Vance di un anno fa, che accusò l’Europa di essere viziata e inerte, non lo è però ignorare che…
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Per l’Europa, rectius per la UE, l’anno in corso, almeno sino a ora, sembra voler riservare diverse novità, in particolare per la UE e gli USA. Alcune di esse, peraltro connotabili come la trama e l’ ordito di una stessa tela, già in questo mese, il secondo dell’anno, si sono tessute con un risultato che lascia interdetti gli europei e non solo loro. Si tratta degli intrecci – non ricami, che farebbero propendere facilmente per idilli che, al momento, non esistono.
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L’intervento del cancelliere Friedrich Merz alla Conferenza di Monaco conferma quanto l’Europa senta la pressione di Donald Trump. Il vertice informale tenuto il 12 febbraio al castello di Alden Biesen ha rappresentato un chiaro segnale in tal senso e, in un afflato più unitario del solito potrebbe partorire a breve alcune decisioni da attuare in …
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Leggo editoriali nostrani entusiastici sull’Europa che sta imboccando la strada giusta. Ammetto la difficoltà a comprendere le magnifiche sorti e progressive del patchwork che ho davanti. Se prendiamo Merz, Macron e Meloni ognuno ha la sua idea sull’Unione che verrà. Si vuole allargare mentre si cerca di unire poche nazioni per decisioni rapide e via andare. Una procedura per convenienze nazionali.
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Tra i molti difetti dell’attuale Presidente americano un merito gli va riconosciuto: aver costretto l’Unione Europea a guardarsi allo specchio. Con un sistema decisionale fondato sull’unanimità l’Europa senza l’America rischia di essere irrilevante. E questo nonostante sia la seconda economia del mondo. La riunione che si è tenuta in Belgio nelle ultime ore sarebbe stata impensabile fino alla presidenza Biden
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Fra funzionari europei circola una frase che, poiché è vera, fa ridere: «Il prossimo premio Charlemagne dovrebbe riceverlo Donald Trump». Quello è il riconoscimento che la città di Aquisgrana consegna ogni anno ai grandi dell’Europa. Lo hanno avuto Winston Churchill, Robert Schuman, Carlo Azeglio Ciampi e da ultimo Mario Draghi. Trump difficilmente lo avrà, ma lo meriterebbe perché involontariamente sta instillando una nuova fretta nella testa dei leader dell’Unione europea.
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Ritengo sbagliato contrapporre un modello federale dell’Ue a uno di Europa delle nazioni. Accelerare il primo comporta un rischio rilevante di frammentazione in presenza di culture nazionali che spingono consensi sovranisti. D’altra parte, la moneta unica e molte ragioni di efficienza e di scala economica e finanziaria rendono necessaria un’integrazione più strutturata. Pertanto mi sembra realistico ricordare l’esistenza di un terzo modello: meno di un’unione, ma molto più di…
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Come scoppi di fuochi di artificio mosci, cioè nati per scoppiare ma morti sul nascere, gli ex “paladini” dell’Europa sbagliata sotto gli occhi di tutti noi, lanciano proposte e “ricette” ulteriormente fallimentari per l’Europa, che hanno distrutto con quelle − loro − precedenti. Sono ridicoli. Macron è non voluto più non solo in Francia, non solo in Europa pur sbagliata, ma neanche in tutto intero il mondo − in Usa ormai lo spernacchiano, spernacchiano un morto che cammina.
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Le guerre alle porte dell’Europa, dall’Ucraina al Medio Oriente, la competizione tecnologica schiacciante tra Stati Uniti e Cina, la dipendenza dalla Russia e da altri fornitori esterni per le questioni energetiche e per le materie prime, l’erosione della base manifatturiera, le ondate migratorie incontrollate e la frammentazione politica interna ci mettono di fronte ad una dura realtà: l’Unione Europea, così com’è, non regge più e rischia di schiantarsi alla prima vera curva della sua storia recente.
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L’Europa potrebbe ripartire dall’Italia, anzi dagli italiani. È già accaduto in passato. Quando nel 1954 l’esercito europeo venne bocciato e tutto sembrava perduto, il progetto di integrazione fu rimesso in piedi in due conferenze che si svolsero a Messina e a Venezia. Lì maturarono i Trattati di Roma e, dunque, il Mercato Unico. Mutatis mutandis, qualcosa di quella storia potrebbe ripetersi. Domani, infatti, il Presidente del Consiglio…
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