“Abbiamo ottenuto risultati importanti. Ci sono milioni di file audio e video, milioni di documenti e quindi l’indagine sarà lunga”. Lo ha detto il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, a margine di un incontro con gli studenti a Casola, parlando dell’inchiesta che ha portato all’arresto di un hacker accusato di aver violato i server del ministero della Giustizia. “I miei colleghi hanno lavorato benissimo.
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Carmelo Miano, un giovane di quasi 24 anni originario di Sciacca, residente a Gela e domiciliato a Roma, ha confessato di aver violato i server del Ministero della Giustizia. L’arresto è stato eseguito a seguito di un’indagine condotta dalla Procura di Napoli, coordinata dai sostituti procuratori Claudio Orazio Onorati, Mariasofia Cozza e Vincenzo Piscitelli, coordinatore del pool reati informatici.
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È riuscito a entrare più volte nei sistemi informatici ministeriali e di altri importanti società come Tim e Telespazio, inclusi quelli della Guardia di finanza. Si chiama Carmelo Miano, l’hacker siciliano quasi 24enne nato a Sciacca, residente a Gela e domiciliato a Roma a cui la Procura di Napoli contesta i reati di accesso abusivo aggravato a strutture informatiche e di diffusione di malware e programmi software
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Ha ammesso di aver più volte violato i sistemi di sicurezza del ministero della Giustizia, Carmelo Miano, 24 anni tra pochi giorni, accusato di essere l'hacker che ha messo a dura prova la cybersicurezza del sistema giudiziario. Assistito dall'avvocato Gioacchino Genchi, nel corso dell’interrogatorio di garanzia il giovane ha ammesso gli addebiti contestati e si è reso disponibile a fornire ai pubblici ministeri ulteriori elementi sulle incursioni…
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Un passo dopo l'altro, facendo breccia tra password deboli ed errori banali, l'hacker siciliano di 24 anni è arrivato fino al ministero di Giustizia e ai segreti di Stato. «Sì, ho fatto quello di cui mi accusate», ha ammesso Carmelo Miano, genio del web che dal 2021 (quando aveva 21) ha cominciato a violare sistemi di sicurezza statali indisturbato.
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Un hacker 24enne aveva in mano i segreti di mezza Italia. La mezza che conta, direbbe qualcuno. Grazie ad accessi abusivi è riuscito a scaricare i dati di 36 milioni di telefoni e svariati atti da ventisei differenti server. Dal suo quartier generale, un monolocale nel quartiere romano della Garbatella (proprio il tipo di ambiente in cui ci si immagina agire un hacker), Carmelo Miano, gestiva le informazioni sensibili del Paese.
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