Potrebbe essere un G6 più uno, o forse un G6 contro uno, quello che si aprirà lunedì prossimo a Evian. Sembra infatti che i membri europei del consesso dei grandi del mondo – Regno unito, Germania, Francia e Italia, insieme a Canada e Giappone – debbano lavorare soprattutto per gestire il settimo e più ingombrante convitato: gli Stati uniti di Donald Trump, che arriva al G7 dopo aver detto di non sapere cosa farsene, dato che gli Usa «hanno visto la guerra» anche senza.
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Chi cena col diavolo, dice l’adagio, deve avere un cucchiaio lungo. È un monito da tenere a mente, ora che l’ipotesi di negoziare con Vladimir Putin sull’Ucraina prende corpo tra gli europei, rimasti da soli a reggere il peso del sostegno economico e militare a Kiev e decisi ad avere il loro posto in una conversazione da cui fin qui Washington e Mosca li hanno deliberatamente esclusi. Il momento è decisivo, alla vigilia di tre appuntamenti…
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