Un viaggio tra i ristoranti napoletani costretti ad affrontare la “crisi” della zuppa di cozze in un periodo in cui si sta affrontato un picco di casi di epatite A su tutto il territorio campano. di Renato Esposito (Neaphoto)
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NAPOLI. Sarà una Settimana Santa anomala a causa dell’allarme per l’Epatite A che sta portando ad una contrazione nell’acquisto di prodotti ittici e, in seconda battute, anche di quelli agricoli. Il quadro epidemiologico legato alla diffusione dell'Epatite A nel napoletano inizia a mostrare i primi segni di stabilizzazione, ma l’onda d’urto economica sta travolgendo pescherie e allevamenti storici.
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Adeguate norme igieniche individuali come il frequente lavaggio delle mani, il lavaggio di frutta e verdura o la cottura completa degli alimenti. Ma anche attenzione alla corretta gestione degli scarichi fognari e al rispetto delle norme sulla produzione e distribuzione degli alimenti. Così si riduce il rischio di contagio da epatite A, malattia per la quale esiste un vaccino fortemente raccomandato per specifiche categorie di rischio e viaggiatori.
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Continua a destare attenzione in Campania e nel Lazio la conta dei casi di epatite A, verosimilmente conseguenti al consumo di molluschi eduli bivalvi (mitili, in primis) contaminati dal virus, si rende dunque doveroso offrire chiarimenti e precisazioni in una materia di grande interesse, soprattutto in questi giorni di vigilia pasquale in cui tradizionalmente - soprattutto in Campania - era solito aumentare il consumo di frutti di mare.
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Continua a destare allarme l’aumento dei casi di Epatite A soprattutto a Napoli, dove da gennaio al 17 marzo i contagi sono stati 117. La Asl ha rafforzato controlli e prevenzione lungo la filiera alimentare. Ma oltre a evitare molluschi bivalvi crudi o poco cotti (come cozze e vongole), è importante sapere che l’Epatite A può essere veicolata anche da vegetali e frutti di bosco. Epatite A, gli alimenti a cui prestare attenzione Le…
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Nessun allarme in Puglia, almeno per il momento. L'aumento dei casi di epatite A che si sta verificando in altre regioni del Sud, qui non trova terreno facile. La conferma arriva dai numeri forniti dalla Regione. Tra il primo gennaio del 2025 e il 19 marzo del 2026 si sono registrati 29 casi. Di questi, 17 sono emersi da gennaio del 2026 ad oggi. Dunque un lieve aumento che tuttavia – secondo fonti delle autorità sanitarie regionali – non desta particolari preoccupazioni.
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