L’Iran è un Paese di 90 milioni di abitanti che confina con Iraq e Turchia a Ovest; le monarchie del Golfo a Sud; Armenia, Azerbaigian e Turkmenistan a Nord; Afghanistan e Pakistan a Est. Ricco di petrolio e costituito da minoranze etniche o religiose, l’Iran è quindi circondato da zone di conflitto, guerre aperte e stati sunniti con i quali questa culla dello sciismo è da sempre in competizione.…
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Episodio 52425 giugno 2025 L’Iran e la sfida generazionale di Daniele Bellasio e Giorgia Perletta Che effetto ha avuto “la guerra dei 12 giorni” sulla politica iraniana? E sulla società? Quanto è divisa la leadership a Teheran? Esiste un rischio di colpo di Stato da parte dell’ala militare dei vertici iraniani su quella religiosa? Quanto pesano le minoranze etnico-religiose? E l’opposizione? Com’è visto Reza Pahlavi dagli iraniani? Oggi a Macro proviamo a dare qualche risposta a queste domande dialogando con la professoressa Giorgia…
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(c) 2025 Shutterstock Editorial. No use without permission. / fotogramma.it Sull’ottovolante impazzito della politica mediorientale, si è passati dal rischio della guerra totale a una tregua d’armi. Un accordo gracile e che molti vorrebbero soffocare nella culla, ma che rappresenta una flebile speranza per fermare i bombardamenti, almeno fra Israele e Iran, dato che i massacri di civili a Gaza continuano inarrestabili.
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A Teheran c’è una società civile che si oppone ai vertici islamici. Ma le bombe di Tel Aviv non aiutano, anzi. E Netanyahu non può dare lezioni morali a nessuno. Parla lo scrittore iraniano Quando Israele ha attaccato l’Iran, Mohammad Tolouei era a Madrid, impegnato nel tour di promozione delle traduzioni del suo ultimo romanzo, “Enciclopedia dei sogni” (Bompiani). Ed è ancora in Europa, tra bollettini di guerra sempre più invadenti e sporadiche notizie dei suoi cari in Iran.
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Gli sviluppi della guerra tra Israele ed Iran – gli Stati Uniti per ora hanno solo esercitato una azione “finalizzata”, e in queste ore posizioni conciliatorie – stanno delineando profili strategici già noti, ma che con questa crisi si sono conclamati. Infatti, il fattore più evidente che emerge è il netto isolamento dell’Iran a livello internazionale. Il governo degli Ayatollah era già isolato, anche a causa di un regime che mutila le libertà, in particolare quelle delle donne.
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Ziba, una pittrice iraniana di 28 anni, parla con lo sguardo basso. Si dice sollevata della tregua ma anche delusa. Sperava in qualcosa di più. In quella svolta che molti nel suo Paese attendono da tempo e in cui avevano sperato, pronti a sopportare anche i raid dei caccia israeliani. «Ci restano solo rovine», ribadisce indicando con gli occhi i cumuli di calcinacci di un palazzo crollato sotto le bombe.
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Che, insieme alle molte brutture, ferite, traumi e morti, la guerra possa aprire qualche finestra d’opportunità è noto a quasi tutti gli studiosi delle relazioni internazionali nonché i ai più colti e avveduti policy makers. Nel passato, certo, i famigerati neoconservatori intorno al Presidente George W. Bush (2000-2008) hanno esagerato nel credere all’abbondanza di opportunità che non sapevano cogliere e meno che mai coltivare.
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«A che punto è la guerra e in che stato è l'Iran. Dare risposte è sempre molto pericoloso, perché la realtà sul terreno ci può smentire in poche ore. Quello che sappiamo per adesso è che i mercati hanno avuto ragione a non prendere per buone le previsioni più apocalittiche, ad esempio su ritorsioni iraniane che volessero bloccare lo Stretto di Hormuz, paralizzare flussi di forniture, petrolio verso il resto del mondo»: è l'analisi sull'attuale situazione del conflitto Israele-Iran di Federico Rampini nella sua videorubrica "Oriente Occidente".
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Ferito, azzoppato, colpito ma ancora in piedi. Il Regime iraniano resiste, anche se Khamenei risulta ancora introvabile. Trasferiti i prigionieri politici di Evin in altre zone. Mentre il programma atomico, secondo quanto dice Teheran, sarebbe ancora vivo
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All’interno del contesto drammaticamente instabile che l’Iran sta attraversando, l’ipotesi di un regime change non è più una mera speculazione accademica, ma una possibilità concreta che inizia a prendere corpo sia nei calcoli geopolitici delle cancellerie internazionali sia nei discorsi di figure chiave dell’opposizione. A rincarare la dose, la trovata di marketing politico di Donald Trump, che nell'arco i 24
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Iran, la guerra con Stati Uniti e Israele è un ricorso storico e fa tutto sommato comodo a un regime che punta sul nemico esterno per giustificare la dura repressione interna. Ora spetta al popolo la responsabilità e l’onere di rovesciarlo. Lo scrittore iraniano Esmail Mohades offre una lettura meno scontata della guerra tra Iran e Israele, a cui hanno preso parte anche gli Stati Uniti. “Il regime teocratico con i suoi uomini persegue interessi che non sono quelli della stragrande maggioranza della popolazione – scrive Mohades su…
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Il giornalista, scrittore e traduttore italo-iraniano Ahmad Rafat, fondatore dell’associazione Iniziativa per la Libertà d’Espressione in Iran e membro del comitato esecutivo di Information Safety and Freedom, postula uno dei possibili esiti dell’operazione Rising Lion, l’offensiva israeliana contro la Repubblica Islamica, cui si aggiunge il coinvolgimento diretto degli Usa attraverso i raid di…
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Il regime iraniano è logoro, ma sopravvive. Dopo decenni di repressione, isolamento economico e crisi interne, la Repubblica Islamica ha perso credibilità presso gran parte della sua popolazione. Le istituzioni non elette, dominate dalla Guida Suprema e dai Pasdaran, hanno svuotato ogni spazio di rappresentanza effettiva. Le riforme sono state sistematicamente neutralizzate. Eppure il sistema resiste.
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Sorpreso da chi è sorpreso dell’attacco degli Stati Uniti alle basi nucleari in Iran. Se per Israele il conflitto con l’Iran è esistenziale – alla luce della dichiarata volontà del regime iraniano di cancellarlo dalla carta geografica – per il regime teocratico di Teheran la guerra è essenziale: un mezzo di sopravvivenza, non contro i nemici esterni, ma contro il proprio popolo. Mentre gli iraniani vivono nel XXI secolo, gli uomini del regime clericale sembrano inchiodati nell’oscurantismo più cupo.
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L'intervista allo scrittore, voce tra le più interessanti della letteratura iraniana: "Ho lottato anni per il cambiamento, ma ho sviluppato diffidenza verso le ingerenze straniere. Israele non ha l'autorità per essere portavoce di libertà" “Lo dice la storia: ogni volta che qualcuno da fuori è intervenuto, alla fine la gente comune ne ha pagato il prezzo”. L’attacco sferrato da Israele all’Iran, e la conseguente escalation, è avvenuto…
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Il docente Lior Sternfeld è tra i promotori del manifesto con oltre 2.100 attivisti di Iran e Israele: «Buona parte del popolo iraniano è ostile agli ayatollah ma ama il Paese e non vuole violenza»
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Gli israeliani hanno già ottenuto la resa di alcuni generali iraniani. E possono continuare la campagna per far cadere Khamenei. Ma i pericoli di un'azione in collaborazione con gli Usa sono molti «Hai 12 ore per scappare con tua moglie e i tuoi figli, oppure finisci nella nostra lista. Siamo più vicini delle tue vene del collo. Vuoi finire così?». La telefonata parte da un uomo del Mossad e raggiunge un generale iraniano, che risponde: «Cosa devo fare?».
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Il colonnello Zohar Palti, ex capo della Divisione intelligence del Mossad e dell’ufficio politico militare del ministero della difesa israeliano non ha dubbi: «Gli obiettivi sono stati raggiunti – dice in una video conferenza con un gruppo di giornalisti e ricercatori stranieri –, la capacità dell’Iran di costruire un’arma atomica è azzerata, l’aviazione israeliana può colpire senza difficoltà, dominiamo i cieli iraniani.
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