GERUSALEMME – C’è una strana euforia, quasi un’ubriacatura qui in Israele: non è legata al cessate il fuoco, è nell’aria da giorni. Sta negli editoriali nei giornali e nei toni con cui i commentatori televisivi parlano dell’attacco contro l’Iran. Ma anche nei discorsi della gente comune. È l’idea di un Paese forte, che combatte una guerra giusta e la combatte anche per il resto del mondo: da fuor…
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Altre informazioni:
Trump dichiara il cessate il fuoco via social ma pagherà le conseguenze della guerra. Perché lo scopo di Netanyahu è prosperare nel caos del Medio oriente I guai arrivano sempre a due a due. Donald Trump ha messo fine al mistero del suo coinvolgimento nella guerra di Israele contro l’Iran. Sempre pronto al gesto clamoroso, il presidente degli Stati uniti ha scatenato i cani della guerra, con i bombardieri B-2 che hanno sganciato sei bombe bunker-buster su tutti e tre i siti nucleari iraniani noti (Natanz, Isfahan e Fordō).
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Ex ricercatore della Lauder School of Government di Herzliya, Ori Goldberg è uno dei maggiori esperti israeliani di Iran. Lo abbiamo raggiunto al telefono a Tel Aviv. Molti si chiedono chi sia davvero a comandare: Trump o Netanyahu? Non credo che in questo momento ci sia uno che dica all’altro cosa fare. Credo che Trump abbia detto a Netanyahu «fai quel che vuoi, se sono interessato partecipo, ti vengo in aiuto».
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«I conflitti moderni non si vincono solo sul campo. Il verdetto delle armi è solo un preambolo. Ciò che conta davvero è la capacità di governare il disordine che segue». Intervenendo con un editoriale in prima pagina sul Giornale a proposito del conflitto in Iran, Gaetano Quagliariello, già ministro per le Riforme costituzionali, ha scritto che, osservando la storia recente delle guerre occidentali, dall'Iraq a Gaza, queste sono state «tutte perse nel dopoguerra.
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