Vent'anni dopo quel casolare a Montagna dei Cavalli a Corleone, non è solo un luogo, è la fine della latitanza di Bernardo Provenzano, il capo di Cosa nostra rimasto invisibile per 43 anni. Quando gli uomini della polizia di Stato entrano, quella invisibilità si rompe dentro una stanza che è l'ufficio del boss che custodisce un archivio che racconta tutto. La pm Marzia Sabella, che insieme al pro…
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Binnu o Binu?». Marzia Sabella non ha dubbi: «Io l’ho sempre sentito, nelle intercettazioni dei colloqui dei suoi uomini, nei commenti che facevano i fiancheggiatori, con una sola enne: Binu». Quattro lettere per indicare un fantasma, almeno così era considerato fino all’11 aprile 2006. Pochi mesi prima avevano pure fatto un film su Bernardo Provenzano, intitolato proprio così, Il fantasma di Corleone
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/04/2026 06:00:00 L’11 aprile 2006 è una data che ha segnato profondamente la storia italiana. Dopo 43 anni di latitanza, veniva arrestato Bernardo Provenzano, il capo di Cosa Nostra che più di ogni altro aveva incarnato la trasformazione della mafia siciliana. A vent’anni da quel giorno, la sua figura resta centrale non solo per la sua lunga latitanza, ma per il modello mafioso che ha imposto: meno visibile, più infiltrato…
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«Non sapete quello che state facendo», sussurrò Bernardo Provenzano ai poliziotti che l’ammanettavano dentro il suo covo di Corleone, a Montagna dei Cavalli, dopo 43 anni di latitanza. Era l’11 aprile 2006. Quel giorno, veniva arrestato uno dei capi di Cosa nostra, che aveva governato per una lunga stagione di sangue e complicità assieme al suo complice di sempre, Totò Riina, il regista delle str…
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«Quella mattina iniziò con una mano che ritirava una ciotola, una scodella, dall’interno del casolare. Da Montagna dei Cavalli, a due passi da Corleone, arrivò una richiesta secca a Giuseppe Pignatone, che era con noi in ufficio, a Palermo: “Dottore, che facciamo?”. Ne parlammo fra di noi, poi il nostro procuratore aggiunto ruppe gli indugi: “Entrate”, disse». Inizia così il racconto di un giorno…
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