A cura di Alessandra Familari Autrice e divulgatrice informazione sanitaria Trasformare un rifiuto in un farmaco per la cura del Parkinson? Sembra fantasia, ma la scoperta che potrebbe rivoluzionare contemporaneamente la medicina e la lotta all’inquinamento arriva dall’Università di Edimburgo. Un gruppo di ricercatori è riuscito a trasformare un rifiuto che noi tutti buttiamo nel cestino in una terapia curativa per una delle malattie più difficili da combattere.
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Tra le più grandi sfide del XXI secolo figurano senza dubbio l’inquinamento da plastica e le malattie neurodegenerative. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Nature Sustainability , descrive per la prima volta un processo biologico ingegnerizzato capace di convertire materiali plastici in una molecola terapeutica. L’idea di fondo è sorprendente quanto promettente: utilizzare batteri geneticamente modificati per trasformare il polietilene tereftalato, ossia il PET in L-DOPA, uno…
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Gli scienziati trasformano i rifiuti di PET in L-DOPA grazie a batteri geneticamente modificati: una scoperta che potrebbe ridurre l’inquinamento e rendere più sostenibile la produzione di medicinali Dalle bottiglie di plastica che stanno avvelenando il nostro pianeta è possibile ottenere un farmaco utile per il trattamento del Parkinson, una malattia neurodegenerativa che colpisce circa 10 milioni di persone nel mondo.
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La plastica di scarto potrebbe avere un futuro completamente diverso: da principale inquinante a materia prima per farmaci salvavita. È la promessa del professor Stephen Wallace della University of Edinburgh, descritta in uno studio pubblicato su Nature Sustainability. Lo scienziato ha messo a punto un processo innovativo per convertire bottiglie di polietilene tereftalato (PET) in levodopa (L-Dopa), farmaco essenziale per il trattamento del morbo di Parkinson
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(Adnkronos) – Uno studio condotto dai ricercatori del MIT e pubblicato sulla rivista Environmental Science and Technology ha identificato i meccanismi biologici attraverso i quali specifiche popolazioni di batteri marini collaborano per degradare le plastiche biodegradabili. La ricerca evidenzia come il processo di decomposizione non sia opera di un singolo organismo, ma il risultato di una sinergia complessa tra diverse specie microbiche che operano in fasi complementari.
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