Rivolgendosi ieri alla nazione, il Capo della Casa Bianca ha ancora una volta rivendicato che la guerra in Iran è vinta, gli obiettivi strategici sono «quasi raggiunti», le capacità militari difensive e offensive iraniane sono state drammaticamente degradate e che la chiusura dello Stretto di Hormuz non è una priorità per gli Usa, piuttosto degli alleati europei e asiatici che dovrebbero approfittare della debolezza iraniana per «andare a prendersi il petrolio».
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La resistenza dell’Europa all’America di Trump è più netta di quanto sembri. Come avvenne per l’Ucraina, la guerra scatenata in Iran ha avuto l’effetto di ricompattare il Vecchio continente. Con maggior lentezza e con più distinguo, certamente, ma più passano i giorni più cresce la consapevolezza, da questa parte dell’Atlantico, delle crescenti difficoltà della Casa Bianca nella gestione del dossier mediorientale.
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Bentrovati.Il presidente americano minaccia di riportare l'Iran «all'età della pietra nelle prossime 2-3 settimane». L'era Trump sarà probabilmente ricordata per questo: il ritorno a pratiche di guerra o di assedio brutali, che riducono un Paese in macerie o alla fame, con il beneplacito se non l'azione diretta della grande potenza americana, in passato famosa più per la volontà e la capacità di ricostruire che per la brama di distruggere con furore.
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