Il prezzo del pane traballa, quello di frutta e verdura è già schizzato verso l’alto, anche del 50-60%: sono le conseguenze, purtroppo attese, del conflitto in Iran e del blocco dello stretto di Hormuz
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«Il Pil italiano quest’anno crescerà pochissimo, colpa della crisi energetica e del sonnambulismo degli italiani», dice Marcello Gualtieri, economista dell’Università di Torino. «I dati ci dicono che se prima della guerra in Iran il Pil poteva crescere dello 0,7-0,8%, oggi le stime sono quasi dimezzate». Cosa è cambiato rispetto alla crisi post Ucraina? «Niente. Dipendenti dall’estero eravamo prima, dal gas russo in particolare, dipendenti siamo oggi, da Azerbaigian e Algeria».
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Ventidue euro e sessantacinque centesimi. È quello che esce dal portafoglio per un chilo e duecento grammi di pomodori datterino, un cestino di fragole dalla Basilicata, mirtilli dal sud Italia e cinque zucchine. Prodotti freschi, di stagione, che per arrivare al mercato di Verona fanno tanti chilometri, anche loro come chi fa rifornimento alla pompa di benzina, sono vittime del caro carburante, aumenti che anche per i grossisti conferma Michela Bertamini salgono in doppia cifra.
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Il peso degli aumenti dei prezzi lo abbiamo già visto nel portafogli, ma adesso arriva la misura degli incrementi. E Perugia è tra le peggiori in Italia. In un mese il tasso di inflazione è cresciuto di quasi un punto (+0,7), facendo sì che a marzo l’indice dei prezzi al consumo registra infatti un aumento significativo che segnala una ripresa delle pressioni sui prezzi dopo mesi più contenuti. Su base annua, l’incremento si attesta all’1,8%, rispetto all’1,2 di febbraio.
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Lo scoppio della guerra in Medio Oriente, con la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz e l’interruzione delle consegne di petrolio dai Paesi del Golfo, ha fatto schizzare verso l’alto il prezzo dei carburanti. L’impennata si sta riverberando direttamente sulle tasche degli italiani, colpendo in particolare i prodotti alimentari freschi che viaggiano su gomma e risentono in modo immediato dell’andamento del gasolio
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La nuova escalation in Medio Oriente, con la chiusura dello Stretto di Hormuz e il blocco delle forniture energetiche dai Paesi del Golfo, sta provocando un’impennata dei costi dei carburanti. L’effetto si riflette con forza sull’economia reale e in particolare sulla filiera alimentare, dove il trasporto su gomma rende i prezzi fortemente dipendenti da diesel e benzina. L’analisi di Assoutenti, basata sui dati Istat, evidenzia un aumento diffuso dei listini, con ripercussioni dirette sui consumatori.
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"Sui prezzi rischiamo molto. L'Iran ne è consapevole e usa questa situazione come strumento di pressione". Lo afferma a Tgcom24 Luca Giansanti, ambasciatore e consigliere scientifico dell'Istituto Affari Internazionali. "Tutto dipende dalla durata del conflitto e da come si chiuderà. Attualmente non stiamo avendo un livello di prezzi come quello visto durante la guerra in Ucraina - sottolinea -. Man mano che passa il tempo, questo è però…
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La spesa delle famiglie italiane sta già risentendo del conflitto in Medio Oriente. In particolar modo, il caro carburante sta colpendo i prodotti alimentari freschi e cioè quelli che vengono trasportati su gomma e che risentono in modo diretto dell’andamento del prezzo della benzina. Lo segnala Assoutenti che, sulla base dei dati Istat, ha censito i beni maggiormente interessati dai rincari dei carburanti, legati alla guerra in Iran condotta da Stati Uniti e…
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Laval (Francia) – Lactalis, la più grande azienda lattiero-casearia del mondo, ha dichiarato che la guerra in Iran ha bloccato le spedizioni, ritardato le vendite e porterà a prezzi al consumo più elevati, si legge su Reuters. Le interruzioni della catena di approvvigionamento stanno facendo lievitare i costi per l’energia, il trasporto e l’imballaggio in tutte le sue operazioni globali. Il conflitto ha costretto il gruppo a reindirizzare i carichi lontano dallo Stretto di Hormuz, punto di…
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