Pubblicati dati dell’analisi Eurostat: il 25% degli italiani in grave deprivazione, ben sopra la media UE. Nel 2024, una persona su quattro in Italia (circa 25%) è stata a rischio di povertà o esclusione sociale, con le donne più esposte rispetto agli uomini. Lo rivela Eurostat, che classifica questa condizione come “grave deprivazione,” ovvero l’incapacità di permettersi beni essenziali come un pasto completo quotidiano.
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Donna, giovane e meridionale è questo l’identikit del lavoratore povero. Se è vero che il fenomeno è nazionale, chi vive al Sud ha una probabilità più alta di avere un lavoro a basso reddito e questa probabilità cresce ulteriormente se il lavoratore in questione è under 30 e donna. Negli ultimi dieci anni i lavoratori in povertà sono aumentati del 55%. Per ogni uomo con un lavoro povero ci sono 2 donne mentre le percentuali di incidenza della povertà lavorativa…
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In Italia gli stipendi ridotti e a singhiozzo non permettono a molti lavoratori di svolgere un quotidiano regolare e di realizzare progetti personali o di vita. E poi c’è chi non guadagna nulla e vive nella povertà. A rincorrere il sogno di un posto stabile e ben pagato sono soprattutto i giovani, i precari e tante donne, soprattutto quelle che hanno anteposto la famiglia e i figli al lavoro. Il…
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ROMA – Quasi una persona su quattro in Italia, il 23,1% della popolazione, vive in uno stato di povertà, grave deprivazione o rischio di esclusione sociale. Una situazione di debolezza sociale e economica che va dall’impossibilità di permettersi un pasto regolare, o di riscaldare la propria abitazione, o di far fronte a una spesa imprevista, allo stato di bassa intensità lavorativa. Una quota sup…
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Non potersi permettere un pasto regolare, non avere un'auto a disposizione, non poter pagare l'affitto. Sono i segnali di deprivazione che spingono al rischio di povertà. Un rischio legato ai salari bassi, sotto il 60% della media Ue e alla necessità di far quadrare il bilancio familiare se si hanno figli a carico. Le donne sono le più esposte. Una situazione che in Italia nel 2024 ha riguardato circa una persona su 4 (poco meno del 25%).
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Sabato 3 maggio 2025 LINK TRADUZIONE TESTO IN INGLESE CON GOOGLE TRANSLATE Persone a rischio di povertà o esclusione sociale nel 2024. Nel 2024, 93,3 milioni di persone nell’UE (il 21,0% della popolazione) erano a rischio di povertà o esclusione sociale, il che significa che vivevano in famiglie con almeno uno dei 3 rischi di povertà ed esclusione…
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Nel 2024, circa 93,3 milioni di persone nell’Unione Europea, pari al 21% della popolazione, erano a rischio di povertà o esclusione sociale. Persone, in sintesi, che hanno affrontato almeno uno dei tre rischi principali: il rischio di povertà, la grave deprivazione materiale e sociale, e la bassa intensità lavorativa nel nucleo familiare. Rispetto al 2023, però, si è registrata una leggera diminuzione di 0,3 punti percentuali (nel 2023 erano infatti 94,6 milioni di persone, pari al…
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Riflessione di Agata Aiello – Presidente Acli Sicilia e Componente di Presidenza Acli Nazionale con delega all’inclusione La giornata del Primo Maggio va oltre la memoria storica e rappresenta un momento per riflettere sul valore del lavoro e per continuare a parlare di diritti dei lavoratori. E anche quest’anno avremo poco da festeggiare, considerato che negli ultimi 10 anni sono aumentati del 55% i lavoratori con reddito povero.
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“Nel 2024 93,3 milioni di persone nell’UE sono state riconosciute come a rischio di povertà o di esclusione sociale; pari al 21,0% della popolazione dell’UE”, afferma Eurostat. “Nel 2024 il rischio di povertà o di esclusione sociale nell’UE è stato più elevato per le donne che per gli uomini (21,9 % rispetto al 20,0 %). Nel 2024, a livello dell’UE, lo status lavorativo ha…
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Advertisement ROMA – Anche se si lavora a tempo pieno, il rischio di povertà è in crescita in Italia. Nel 2024 gli occupati con un reddito inferiore al 60% di quello medio nazionale al netto dei trasferimenti sociali sono il 9%, in aumento dall’8,7% registrato nel 2023. Una percentuale più che doppia di quella della Germania (3,7%). È quanto emerge dalle tabelle Eurostat secondo le quali, invece, sono il 10,2% i…
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Per parlare di “emergenza del lavoro”, come dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, non servono molte parole. Basta analizzare i dati. Il paradosso italiano è l’aumento del numero degli occupati ma, contemporaneamente, non cresce il valore del Prodotto interno lordo. Senza scomodare l’economia politica, è intuitivo pensare che se più persone lavorano vuol dire che ci sono più stipendi in circolazione, più consumi, più produzione.
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Secondo gli ultimi dati Eurostat relativi a febbraio 2025, il tasso di disoccupazione in Italia è sceso al 5,9%: si tratta del valore più basso dal 2007. Il dato italiano si avvicina alla media Ue (5,7%). In Germania e Polonia la disoccupazione resta molto bassa (rispettivamente 3,5% e 2,6%), mentre Spagna (10,4%), Finlandia (9,2%), Svezia (9,0%) e Grecia (8,6%) registrano livelli superiori alla media…
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Poco coinvolti, stressati e soli. Sono i lavoratori italiani secondo l’istantanea dello State of the Global Workplace 2025 di Gallup. Il report ogni anno raccoglie le voci dei lavoratori da tutto il mondo nel tentativo di mappare la percezione di dipendenti e manager rispetto al mondo del lavoro: dal benessere, in ufficio e in fabbrica, alla soddisfazione professionale. Il quadro è preoccupante. In base ai dati raccolti in 160 Paesi…
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In Italia il lavoro povero non è un’eccezione, ma una realtà strutturale che coinvolge milioni di persone. Sono i working poor, lavoratori che, pur avendo un’occupazione, non riescono a superare la soglia di povertà. Tema affrontato anche da Mattarella: «I salari inadeguati sono una grande questione per l’Italia». Coloro che li percepiscono sono badanti, braccianti agricoli, operatori della logistica e del terzo settore: categorie essenziali, ma relegate ai margini del mercato del lavoro e…
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IMAGOECONOMICA Avere un impiego non è più una condizione sufficiente per vivere in maniera dignitosa. Lo dicono i numeri, che fotografano una preoccupante crescita del lavoro povero, e lo ha detto senza troppi giri di parole il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, martedì scorso a Latina nel corso di una visita allo stabilimento BSP Pharmaceuticals, definendo i salari insufficienti una grande questione per l’Italia.
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Eccoci a festeggiare il 1° maggio, in un quadro macro sempre più preoccupante, per gli scenari internazionali caratterizzati dal persistere delle guerre, dall’affermarsi in modo sempre più eclatante dei neo nazionalismi, di una tecnocrazia che genera una sempre maggior disuguaglianza globale e un aggravarsi del fenomeno dell’impoverimento. Così Daniele Manzolillo, Presidente provinciale delle Acli di Salerno alla vigilia della Festa dei Lavoratori.
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La povertà lavorativa colpisce i giovani con meno di 30 anni quattro volte di più rispetto agli ultracinquantenni: gli under30 con un lavoro povero sono il 70% in più rispetto agli under50. Tra le donne l’incidenza è dell’11,6% contro il 5,3% degli uomini. Fortissime anche le disuguaglianze territoriali: tra la Basilicata e la Lombardia c’è una differenza di tre a uno in termini di probabilità di firmare un contratto a bassa retribuzione.
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Bruxelles – Buone notizie per l’Ue: anche se di poco, e a fatica, il numero delle persone a rischio povertà e ad esclusione sociale si riduce. Nel 2024, rispetto al 2023, si è registrata “una leggera” riduzione, rileva Eurostat nei dati diffusi oggi (30 aprile). Nello specifico, si ha un calo di 0,3 punti percentuali, con il tasso delle persone in difficoltà economica al 21 per cento della popolazione Ue.
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