Fino a qualche settimana fa la vittoria del "Sì" nel referendum sulla giustizia era considerata scontata anche perché il test elettorale era ritenuto prevalentemente politico. Si trattava e si tratta, non tanto di affrontare nel merito i problemi della giustizia, ma di dire sì o no al governo, alla coalizione di centrodestra, a Giorgia Meloni. Contrariamente a quello che è accaduto nelle elezioni parziali svoltesi recentemente, questa volta l'opposizione ha vinto e ora la premier è inevitabilmente obbligata a…
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Gianluigi Paragone analizza il terremoto politico post-referendario e le dimissioni di Delmastro e Santanchè. Il cuore del problema è la tenuta reale dell’esecutivo. «A chi serve un governo che dura cinque anni se non risolve il caro vita, l’energia e la crisi delle piccole imprese?».
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Il 22 e 23 marzo gli italiani hanno respinto la riforma costituzionale voluta dal Governo Meloni. Con un’affluenza vicina al 60%, dato tutt’altro che scontato per un referendum confermativo, il No ha prevalso con circa il 54% dei voti, imponendosi in quasi tutte le grandi città e regioni del Paese. La sconfitta ha scatenato un effetto domino all’interno dell’esecutivo. Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e la capo di gabinetto del ministero Giusi…
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Se Meloni ha preteso queste teste per una questione di onorabilità, ci troveremmo fuori tempo massimo. Se si tratta invece del fallimento della riforma, la logica vorrebbe che a dimettersi fossero lei e Nordio di Serena Poli Il primo pensiero, guardando le dimissioni di Delmastro, Bartolozzi e Santanchè pretese da Giorgia Meloni, non è di sollievo, ma di irritazione per l’ennesima recita. Perché il tempismo di queste tre purghe di governo racconta una…
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L'Italia, sempre pronta ad applaudire quando ormai lo spettacolo è finito, sempre pronta a giudicare quando il rigore è già stato fischiato, aspettava le dimissioni di Andrea Delmastro, Giusi Bartolozzi e Daniela Santanchè. E la sinistra, con i suoi mariti e mogli in Parlamento, con le sue dinastie di onorevoli che attraversano le generazioni di padre in figlio, ha presentato a babbo morto una esilarante mozione di sfiducia nei confronti di ministri e sottosegretari del governo, cercando di prolungare l'effetto-festa da centro sociale che la vittoria del No al…
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Non è ancora detto che Giorgia Meloni, come ha sibilato quel volpone di Matteo Renzi, abbia “perso il tocco magico”. Certo, l’ex rottamatore è un esperto del settore: in due anni, tra il 2014 e il 2016, passò dall’essere il segretario dem più votato della storia (40,8% alle europee) al leader politico più inviso al Paese. E dunque se lo d…
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“Anche Santanchè si è dimessa, ma sempre troppo tardi”. Elly Schlein ha commentato con queste parole le terze dimissioni post-referendum. Ma, come per gli altri leader dell’opposizione, sono considerate dimissioni tardive perché avvenute dopo quasi 4 anni di governo, nei quali Meloni ha tollerato scandali, inchieste, coprendo sempre i suoi. Ora vuole ripulire un po’ il Governo, ma alle opposizioni questo non basta perché la responsabile…
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Ascolta la versione audio dell'articolo 4' di lettura English Version Translated by AI. For feedback, please contact [email protected] Prima il repulisti dentro il Governo e dentro Fratelli d’Italia: via tutti coloro che hanno problemi con la giustizia, si riparte dalla legalità. Poi, dopo la missione di oggi in Algeria per rafforzare una relazione già strategica sull’energia e il gas, la ridefinizione di un’agenda stravolta a un anno dal voto per le elezioni politiche
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(di Simone Canettieri)Prima un’amara considerazione: «È un Paese difficile da cambiare». Poi i «bilaterali» con Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi. Brevi telefonate e scambi di messaggi per ribadire che «nulla cambia, si va avanti, secondo programma». Piccola consapevolezza: «Vanno stretti i bulloni della macchina fino alle prossime elezioni». Il «come» è tutto da capire, ancora. LEGGI L'ARTICOLO COMPLETO Se ci saranno ritorsioni della…
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