I rinnovi contrattuali spingono le buste paga della PA, ma gli stipendi in aumento non battono ancora l'inflazione. Ecco l'analisi Istat. Gli stipendi in aumento in Italia vedono il settore pubblico superare il privato. L'Istat certifica una crescita retributiva media del 3,3% nei primi nove mesi del 2025. Questa dinamica, spinta dai rinnovi dei contratti, rende la Pubblica Amministrazione (PA) di nuovo competitiva.
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Approfondimenti:
Più soldi in busta paga, per i privati e, soprattutto, nel settore pubblico. A certificarlo l'ultimo bollettino dell'Istat aggiornato a fine settembre. Gli stipendi aumentano a livello generale del 2,6% rispetto al 2024. L'incremento più marcato (+3,3%) si registra nella pubblica amministrazione, mentre risulta più contenuto per i dipendenti dell'industria (2,3%) e dei servizi privati (2,4%). I dipendenti hanno fatto uno scatto in avanti addirittura del 7,2% in un anno.
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Da mesi molti osservatori sottolineano come i redditi in Italia abbiano perso potere di acquisto in questi vent’anni e, in particolare, nell’ultimo quinquennio segnato da elevata inflazione. Secondo il rapporto annuale dell’Istat di maggio, la riduzione delle retribuzioni reali tra gennaio 2019 e dicembre 2024 è stata del 10,5%, frutto di una crescita delle retribuzioni del 10,1% contro un aumento dei prezzi al consumo del 21,6%.
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I dati diffusi dall’Istat confermano una situazione economica preoccupante: i redditi non crescono, i prezzi restano alti e sempre più famiglie sono costrette a tagliare anche sulla spesa alimentare. Urgono interventi concreti da parte del Governo
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In un Paese dove l’inflazione continua a mordere e il costo della vita resta elevato, l’Istat fotografa una realtà allarmante: a settembre 2025, i salari in termini reali risultano ancora inferiori dell’8,8% rispetto a gennaio 2021. Nonostante la crescita nominale degli stipendi e gli sforzi di adeguamento contrattuale, il recupero non è riuscito a colmare l’aumento dei prezzi in Italia, lasciando sotto pressione la capacità di spesa delle famiglie.
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Secondo i dati diffusi dall’Istat, alla fine di settembre 2025 risultano in vigore, per la parte economica, 46 contratti collettivi nazionali di lavoro. Questi accordi riguardano circa 7,5 milioni di dipendenti, pari al 56,9% del totale, e coprono il 54,6% del monte retributivo complessivo. Nel corso del terzo trimestre del 2025 sono stati recepiti cinque nuovi contratti: due nel settore industriale, uno nei servizi privati e due nella pubblica amministrazione.
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A settembre 2025, gli stipendi in Italia sono aumentati del 2,6% rispetto all'anno precedente, ma la crescita non è stata uniforme tra i diversi settori. Alcuni, come l'agricoltura e la pubblica amministrazione, hanno visto incrementi più marcati rispetto all'industria e ai servizi, con il settore pubblico che ha registrato aumenti notevoli, soprattutto tra i funzionari ministeriali. Secondo i dati Istat, la pubblica amministrazione è in cima alla lista, con i…
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La questione dei salari da fame (e in generale del lavoro sottopagato) che attanaglia l’Italia non accenna a migliorare. E non potrebbe essere altrimenti con le politiche governative apertamente antipopolari. Anche se Giorgia Meloni continua a fregiarsi dei risultati del suo esecutivo, al solito sparando dati senza analizzarli, come quelli sulla disoccupazione. Su questo giornale abbiamo più volte sottolineato come, ad esempio, oggi lavorare non tolga dal rischio povertà.
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I dati diffusi ieri dall'Istat sulle retribuzioni contrattuali confermano ciò che i numeri, più delle ideologie, raccontano da mesi: i salari in Italia stanno crescendo e lo fanno in modo più solido dell'inflazione. Nel periodo gennaio-settembre 2025, la retribuzione oraria media è aumentata del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2024, dopo il +3,1% dell'anno scorso. L'indice delle retribuzioni contrattuali orarie, a settembre, resta stabile su agosto ma cresce del 2,6% su base annua, con un incremento più marcato nella…
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Costo della vita che aumenta, inflazione che continua a mordere e stipendi che non crescono abbastanza. Arriva dall'Istat un nuovo dato negativo per gli italiani: oggi le retribuzioni in termini reali sono più basse dell'8,8% rispetto a gennaio 2021. In altre parole, con il denaro dello stipendio si possono comprare meno beni e servizi rispetto a quattro anni e mezzo fa (le retribuzioni reali si riferiscono al potere d'acquisto dei soldi guadagnati…
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I salari reali restano al di sotto dell’8,8% rispetto a gennaio 2021, non hanno recuperato quanto hanno perso con l’iperinflazione del 2022-2023 e oggi sono superiori all’inflazione non per merito dell’inadeguato numero di rinnovi contrattuali ma a causa della diminuzione dell’inflazione. Questa è la situazione fotografata dall’Istat ieri nel suo aggiornamento sui contratti collettivi e le retribuzioni contrattuali al terzo trimestre 2025.
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Quasi nove punti in meno rispetto al gennaio 2021: le retribuzioni in termini reali, a settembre, restano al di sotto dell’8,8% rispetto ai livelli di quattro anni fa. Ma i dati dell’Istat evidenziano anche altri due dati: la dinamica salariale immobile rispetto al mese precedente e il fatto che quasi la metà dei lavoratori non ha un contratto rinnovato. E mentre gli stipendi italiani sono sempre più bassi, dalla Germania arriva uno schiaffo morale con il nuovo aumento del salario…
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Lo studio smentisce quello della Bce “filoMeloni” I ceti medi e bassi sono stritolati tra mancati rinnovi dei contratti, aumenti d’imposta e sforamento dell’I Isalari reali lordi degli italiani, dice l’Istat, sono più bassi dell’8,8% rispetto a gennaio 2021. L’inflazione ha causato una perdita di potere d’acquisto che in larga parte non è stata recuperata. Il carovita ha portato poi anche il cosiddetto “fiscal drag”, un aumento di tasse sui lavoratori che non si sarebbe…
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ROMA Non è più solo una questione di posto fisso. Sulla spinta dei rinnovi dei contratti collettivi di lavoro e degli aumenti in busta paga che questi hanno comportato, il pubblico impiego adesso risulta di nuovo competitivo rispetto al privato anche da un punto di vista retributivo. A certificarlo è l'Istat nel suo ultimo bollettino sulle retribuzioni contrattuali, aggiornato alla fine di settembre.
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L’Italia si trova ad affrontare un calo dei salari a termine reale e cambiamenti commerciali - 12vda
L’Italia è alle prese con una duplice sfida economica: i salari orari reali dei lavoratori stanno diminuendo, mentre i flussi di esportazione e importazione si stanno spostando notevolmente. I dati pubblicati questa settimana dall’Istat rivelano che, nel settembre 2025, i salari orari contrattuali erano inferiori dell’8,8% in termini reali rispetto a gennaio 2021. Allo stesso tempo, i salari nominali sono rimasti stabili tra agosto e settembre…
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Economia Stipendi, rallenta la crescita nel terzo trimestre. E restano a -8,8% sul 2021 Il rapporto Istat certifica che le retribuzioni orarie tra luglio e settembre sono aumentate del 2,6% contro il +3,3% del trimestre precedente. «La crescita tendenziale ha rallentato, pur mantenendosi al di sopra dell'inflazione», spiega l'Istituto. I salari reali restano però più bassi dell’8,8% rispetto al gennaio 2021
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Bentrovati. Impoveriti Secondo l’Istat, gli stipendi reali sono più bassi dell’8,8% rispetto al 2021. E l'Italia è il Paese della zona euro in cui l'inflazione pesa di più sulle buste paga. Quasi metà dei contratti collettivi è scaduta, e il «fiscal drag» insieme alle addizionali locali annulla i vantaggi dei tagli Irpef. Il ceto medio, in particolare, paga più tasse e ottiene di meno. Ne scrive Elena.
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, in Italia aumentano solo rimborsi per Ministri e Sottosegretari". " Siamo ancora in attesa che Meloni faccia qualcosa rispetto alle proposte che le abbiamo portato ad agosto 2023 per aumentare gli stipendi di milioni di lavoratrici e lavoratori. Ci ha detto no al salario minimo, alle misure per far aumentare il potere d'acquisto di 6 milioni di persone che guadagnano meno di 1.000 euro al mese e dei cassintegrati che vedono esplodere le ore di Cig autorizzate.
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In un Paese dove il costo della vita continua a salire e l’inflazione non ha ancora smesso di mordere, il nuovo dato diffuso dall’Istat pesa come un macigno: a settembre 2025, le retribuzioni contrattuali in termini reali in Italia restano inferiori dell’8,8% rispetto ai livelli di gennaio 2021. Un arretramento che fotografa il disagio salariale accumulato negli ultimi anni, nonostante la crescita nominale delle buste…
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Con l’orientamento applicativo n. 35334/2025, l’ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) interviene su una questione che da tempo solleva dubbi interpretativi tra operatori, segretari comunali e dirigenti degli enti locali: la corretta determinazione della retribuzione di risultato dei segretari comunali e provinciali. Al centro dell’attenzione vi è il tema, solo apparentemente tecnico, del…
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Nel mese di settembre gli stipendi in Italia sono aumentati del 2,6% su base annua. La retribuzione oraria registra un +2,6%, con diverse differenze a livello settoriale. Rispetto ad agosto invece, gli stipendi sono rimasti in media fermi. articlepreview id="741249"…
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