Gli effetti del conflitto tra USA e Israele contro l’Iran, iniziato il 28 febbraio scorso, si stanno già facendo sentire sul mercato dei fertilizzanti. L’urea, strettamente legata all’andamento del prezzo del gas, è tra i prodotti più colpiti. L’ultima quotazione della Borsa merci di Torino del 5 marzo indica l’urea agricola a 665 euro/t, con un aumento del 14% rispetto alla settimana precedente e del 24% dall’inizio dell’anno.
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Approfondimenti:
Roma, 10 mar. – Oltre all’aumento dei costi di produzione, con il prezzo del gasolio agricolo alle stelle che ha portato la Coldiretti a presentare denuncia in procura contro le speculazioni, anche il blocco dei traffici commerciali legato alla guerra in Iran sta già causando gravi danni all’export, a partire dai mercati mediorientali dove il valore complessivo delle vendite agroalimentari tricolori ammonta a oltre 2 miliardi di euro.
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A pochi giorni dallo scoppio della crisi in Medio Oriente, la reazione dei mercati non ha, per il momento, riservato particolari sorprese. Le materie prime hanno registrato performance positive, sostenute soprattutto dal rincaro dei prezzi del petrolio, mentre i listini azionari hanno mostrato una certa debolezza. Sul fronte obbligazionario, i titoli con scadenze più lunghe hanno sofferto più di quelli a breve termine: i timori di un possibile ritorno…
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Lo scatto del prezzo del petrolio fa assomigliare sempre di più questa ‘crisi petrolifera’ a quelle tristemente famose del 1973-74 (‘domeniche a piedi…’) e del 1979, ambedue – come quella in corso – centrate sul Medio Oriente: la prima legata alla ‘guerra dello Yom Kippur’, la seconda – come la terza – all’Iran, quando una rivoluzione defenestrò lo Scià di Persia. Guardiamo allora, in una prospettiva storica, all’andamento del prezzo del petrolio nel dopoguerra.
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Dalle materie prime agli scaffali, la filiera agroalimentare trema per i conflitti del Medio Oriente. Perché le produzioni europee (e italiane) dipendono non solo dall’energia e dal gas, ma anche dai fertilizzanti che arrivano dall’area compresa tra Iran e Penisola arabica. Ma anche perché Paesi come Emirati Arabi e Arabia Saudita importano il made in Italy e per noi è un mercato sempre più strategico.
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Molti dicono che il risultato della guerra in Iran sarà l’aumento del costo del petrolio, con le ricadute economiche che possiamo prevedere. Io però vorrei anche proporre un’analisi un po’ diversa. Nel 2023 ho pubblicato un piccolo libro intitolato Lo struzzo energetico – che non ha avuto successo – nel quale riportavo e commentavo una conferenza dell’Ammiraglio Hyman Rickover, il padre dei sommergibili nucleari americani.
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La reazione a catena sui prezzi innescata dal conflitto in Medioriente si fa sentire anche in Toscana. L’attacco militare, e la conseguente rappresaglia iraniana che ha portato tra le altre cose alla chiusura dello stretto di Hormuz, snodo nevralgico su scala internazionale dei trasporti marittimi, hanno fatto schizzare in alto i costi di gas ed energia, al punto che le prime stime indicano un au…
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Roma, 9 mar. – Con la guerra che fa già sentire i suoi effetti sui bilanci delle imprese, tra costi energetici legati al caro gasolio e ostacoli all’export, migliaia di agricoltori della Coldiretti si ritroveranno martedì 10 marzo a Palermo per affermare la necessità di tutelare il settore agroalimentare, diventato sempre più strategico alla luce della difficile situazione internazionale. L’obiettivo è tutelare agricoltori e famiglie da caro energia e importazioni sleali.
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Nuova bufera sulle principali borse di Asia e Pacifico a seguito della nomina del figlio di Khamenei come guida suprema dell'Iran che lascia presagire una durata lunga del conflitto. Tokyo cede il 5,2%, Shanghai appare più cauta con un calo dello 0,67%,Taiwan lascia sul campo il 4,43%, Seul il 5,96% e Sidney il 2,85%. Ancora aperte ma ugualmente in rosso Hong Kong (-1,78%), Mumbai (-2,44%) e Singapore (-2,25%).
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