Giornalisti a Tel Aviv protestano per l'uccisione dei colleghi a Gaza Tel Aviv, 14 ago. - In difesa della libertà di stampa. A Tel Aviv è stata organizzata da giornalisti israeliani e internazionali una protesta fuori dalla Casa della Stampa dei corrispondenti esteri con decine di persone. I reporter hanno mostrato cartelli e foto in solidarietà con i giornalisti della Striscia di Gaza e per condannare l'uccisione dei giornalisti di Al Jazeera avvenuta giorni prima.
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Altre informazioni:
Uccidere un giornalista come Anas al-Sharif è un crimine di guerra. Il resto è propaganda di Israele
È piuttosto inusuale, per l’esercito israeliano (Idf) rivendicare apertamente l'uccisione di giornalista: in passato, lo Stato ebraico ha quasi sempre negato - come nel caso della americana-palestinese Shireen Abu Akleh, assassinata a Jenin tre anni fa - o parlato di danni collaterali quando la stampa finiva vittima dei suoi attacchi. L'uccisione di Anas al-Sharif, colpito in un bombardamento mirato mentre
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La guerra di Israele a Gaza è diventata la più mortale per i giornalisti nella storia recente. Il progetto Costs of War della Brown University riporta che, dall’inizio del genocidio, il 7 ottobre 2023, a Gaza sono stati uccisi più giornalisti che nella Guerra Civile Americana, nella Prima e Seconda Guerra Mondiale, nella Guerra di Corea, nella Guerra del Vietnam, nelle guerre nell’ex Jugoslavia e nella guerra in Afghanistan post-11 settembre messe insieme.
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PITIGLIANO. Sono passati undici anni, ma il ricordo di Simone Camilli a Pitigliano è sempre vivo. Il figlio di Pierluigi, giornalista Rai ed ex sindaco di Pitigliano, rimase ucciso a Beit Lahia, nel nord della Striscia di Gaza per lo scoppio di una bomba, mentre stava lavorando come inviato di Associated Press. Legatissimo alla piccola Gerusalemme Simone si trovava lì per seguire la guerra tra Israele e Hamas per conto di Ap quando un’esplosione lo colpì mentre documentava la realtà del conflitto.
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L’uccisione, non accidentale ma mirata per ammissione delle stesse autorità israeliane, di Al Sharif, reporter della Tv Al Jazeera, e della sua troupe ha suscitato comprensibilmente e giustamente scandalo nell’opinione pubblica internazionale. Il governo di Netanyahu si è difeso sostenendo che si trattava non di un semplice giornalista, ma di un affiliato attivo di Hamas ed ha esibito alcune prove, su cui, come sempre, c’è anche il dubbio che siano manipolate.
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Quando giornali e giornalisti abbandonano il loro ruolo e fanno politica, dovrebbe suonare un campanello d’allarme collettivo. Con la tragedia in corso a Gaza, quasi nessun media ne esce totalmente innocente. Prendiamo l’uso del termine “terrorismo”: cosa significa davvero? Prima delle opinioni va ricordato che non esiste una definizione giuridica condivisa a livello universale. Espressioni come “terroristi di Hamas”, “terroristi di Hezbollah”, o addirittura…
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Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa di Amsi – Uniti per Unire – AISC NEWS. “Oggi Gaza ha perso non solo cinque professionisti dell’informazione, ma cinque occhi sul mondo, cinque voci che raccontavano la verità e che sono state messe a tacere con la violenza”. Lo dichiara il professor Foad Aodi, in qualità di presidente onorario della Co-mai (Comunità del Mondo Arabo in Italia) e di presidente dell’Umem (Unione…
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Egregio Signor Ministro degli Esteri del Governo di Israele, Le scrivo in seguito al suo discorso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 5 agosto. Ho partecipato alla sessione, senza avere la possibilità di parlare con lei subito dopo. Desidero condividere le mie riflessioni sul suo discorso. Nel suo discorso ha mancato di riconoscere perché quasi il mondo intero, compresi…
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"Se queste mie parole ti raggiungono, sappi che Israele è riuscito a uccidermi e a zittire la mia voce. … Dio sa che ho esercitato ogni sforzo e forza che avevo per essere un supporto e una voce per il mio popolo, dal momento in cui ho aperto gli occhi alla vita nei vicoli e nelle strade del campo profughi di Jabalya. La mia speranza era che Dio prolungasse la mia…
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