Troppo bello per essere vero? Troppo star per essere bravo? Il processo è aperto: Bradley Cooper è colpevole, ma noi di più. Giunto alla sua terza regia, dopo A Star Is Born (2018) e Maestro (2023), ci convince definitivamente che dietro la macchina da presa è – assai – meglio che davanti. Dove sta, quindi, la colpa? Nell’aver seguitato, anche qui, a recitare, lui; nel fargli pagare, almeno scontare, il suo essere star, noi.
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Approfondimenti:
Will Arnett e Laura Dern sono i magnifici protagonisti di un film strepitoso: l'analisi di una grammatica sentimentale che esalta il cuore e la vulnerabilità. Che grande cinema quello di Bradley Cooper. Radicato in un certo immaginario, ben coeso sia alla narrazione sia all'eleganza di una messa in scena che ricorda la classe di Billy Wilder o Robert Redford. Paragoni ingombranti ma, come nel caso di È l'ultima battuta?, decisamente consoni.
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“Is this thing on?” è la frase che nella stand up comedy si dice prima di iniziare uno spettacolo, una sorta di richiamo all’attenzione del pubblico, un “mi sentite? funziona?” come rituale di apertura. Non è un caso dunque che il terzo film da regista di Bradley Cooper, liberamente ispirato alla storia dello stand up comedian John Bishop e della sua crisi di vita e coniugale, si intitoli proprio così, come un interrogarsi su un legame che forse non funziona più…
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