Trentotto maglie blu molto probabilmente comprate in fretta e furia in un quartiere popolare di Città del Messico, stemmi cuciti nella notte e numeri da football americano applicati col ferro da stiro: sullo sfondo della partita di calcio dove si sono visti i gol forse più famosi della storia, si nasconde un'incredibile operazione di... "fai-da-te" sportivo. La fobia del CT: il peso del cotone Siamo nel giugno del 1986
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Il proscenio era l'Azteca di Città del Messico, dove inglesi e argentini si sfidarono per l'accesso alla semifinale. Quattro anni dopo il conflitto delle Malvinas, la contesa era destinata a far parlare di sé per sempre. A ricordare quanto accaduto, il direttore di gioco dell'incontro Una partita non dura soltanto gli oltre 90 minuti in cui il pallone scorre sull'erba e gestirlo nel modo giusto diventa decisivo.
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Maradona, Maradona, si parla sempre e solo di Maradona (giustamente) Chi potrebbe fare il “gol del secolo” in questo mondiale? A 40 anni dall’eterna serpentina di 50 metri che in Messico fermò il tempo e realizzò il mito di Diego Armando Maradona viene da chiederselo. In un campionato del mondo dove ancora è stata riproposta la solita solfa del paragone con Messi che nemmeno lui stesso mette mai sul tavolo c’è da chiedersi: ma se non del secolo qualcuno può fare…
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(copertina) Copertina di Edizioni Minerva Pubblichiamo un estratto di "Undici secondi" di Carlos Aletto, pubblicato da Edizioni Minerva. Dopo il gol di Maradona che – dice Mauro Viale – è stato segnato con la testa e con la mano, Mario inizia a descrivere i cartelloni pubblicitari che appaiono quando la telecamera segue in primo piano la corsa dei giocatori. Non mi ha neppure fatto sentire il commento di Gañete Blasco che ha detto qualcosa sull’arbitro e sulla sospetta mano di Diego.
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Il 22 giugno del 1986, esattamente 40 anni fa in Messico, Diego Armando Maradona segnò con la mano una delle reti più celebri e controverse della storia del calcio. Nello stesso match arrivò anche il capolavoro che la Fifa avrebbe poi definito il "gol del secolo".
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Lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano ha definito Maradona il più umano degli dei. Per Roberto Fontanarrosa, storico fumettista argentino, non importa cosa Diego abbia fatto della sua vita: ciò che conta è quanto sia riuscito a cambiare le nostre. Oggi, 40 anni fa, il destino del Dio del calcio si è intrecciato con quello di Victor Hugo Morales: il poeta che ha narrato in maniera sublime il gol più bello di sempre.
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Esiste una sola Mano de Dios e molte mani che hanno commesso lo stesso peccato venendo meno, oltre che al regolamento, anche al rispetto del gioco e all’idea di lealtà che lo governa. A differenza della Mano de Dios - che Maradona giustificò come un intervento divino esattamente quarant’anni fa - le altre mani non hanno trovato medesimo conforto nella fede, finendo invece per essere processate e condannate dal tribunale del popolo, lo stesso che assolse El Pibe…
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Esattamente quarant’anni fa, nello stadio Azteca di Città del Messico, lo stesso in cui nel 1970 si era disputata la “partita del secolo” tra Italia e Germania Ovest e che oggi è teatro dei Mondiali organizzati insieme a Stati Uniti e Canada, un uomo entrò nella leggenda. Quell’uomo aveva radici italiane, giocava nel Napoli, ma era argentino, orgogliosamente argentino. Quell’uomo era Diego Armando Maradona .
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Per il primo bastò un tocco, per il secondo ce ne vollero undici, forse dodici; sono trascorsi quarant’anni e pure guardando un frame per volta non si capisce ancora. Il primo pallone impiegò un secondo e mezzo per ballonzolare nella porta vuota, il successivo ne ebbe bisogno di undici e di attraversare sei inglesi in sessanta metri. In mezzo, tra l’uno e l’altro, tra la Mano de Dios e il Gol del…
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