Mazen al Hamada è morto e ora si sa con certezza. Ma i suoi amici, parenti e conoscenti in Olanda sapevano già dal 2020, quando scomparve, che il suo destino era segnato: Khaled al Haj Saleh, un suo amico, ha detto al programma Nieuwsuur «Io, come molti altri, pensavo che non fosse più in vita già da tempo. La vera sorpresa è che sia successo solo ora». AL HAJ SALEH era stato molto vicino al “grande accusatore del regime siriano”, fin da quando fuggì nei Paesi Bassi nel 2013
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Una delle prime cose che i siriani hanno fatto dopo la presa di Damasco da parte dei ribelli di Hay’at Tahrir al Sham e la caduta del regime di Assad è stato andare alla prigione di Sednaya. Un luogo che – a soli 30 km a nord della capitale – è diventato nel tempo il sinonimo della brutalità del regime di Assad. È il luogo in cui il governo siriano ha imprigionato, torturato e massacrato il suo popolo.
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DAMASCO «Vedere questo posto non è come sentirne parlare, nessuno può immaginare quello che i miei occhi hanno visto qui dentro». Fino a domenica scorsa Haamed Ibraheem Al-Bulkhi, quarantenne di Daraa, era un prigioniero del carcere della direzione militare (Shubat al-Mukhabarat Al-Askariyya) numero 215, a Damasco. Era conosciuto come il braccio della morte ed era la prigione dove Ceasar, un sol…
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Tra loro, il TG della RSI ha dato voce a Jabr Freh alla ricerca dei suoi due fratelli, arrestati più di 10 anni fa. Oggi è convinto che almeno uno dei suoi due fratelli sia nella famosa prigione di Saydnaya. “Sono venuto a Damasco da Hasàka, dall’altra parte del Paese, quando ho visto in televisione Gilal che usciva proprio dal carcere di Saydnaya. Non so altro”, ha riferito ai microfoni del Telegiornale
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Una donna mostra l'orrore di una cella del carcere di Sednaya, fuori Damasco - Reuters Come dei murati vivi, ora le vittime dei servizi segreti del regime di Assad rivedono la luce del giorno. Un ritorno alla vita pieno di incredulità, e il ritorno alla libertà mostra al mondo ferite, in particolare dell'anima, che hanno dell'incredibile. «Abbiamo in cura un'ex detenuta che ha trascorso otto anni nella prigione di Sednaya.
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"Segni di tortura tra ex detenuti. Un bambino in carcere con la madre non sa cosa sia un albero o un biscotto". Le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) hanno ricevuto nell'ospedale di Idlib pazienti che erano stati detenuti e imprigionati a Damasco e in altre zone della Siria. MSF non ha accesso a Damasco, ma questi pazienti sono stati indirizzati a MSF da un'altra organizzazione. Le équipe mediche di MSF stanno fornendo le cure necessarie per aiutarli a riprendersi.
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Siria, la storia del sopravvissuto alle prigioni di Assad In Siria, si aprono le porte delle prigioni di Assad. I racconti dei sopravvissuti. Servizio di Nicola Ferrante Questo contenuto non è disponibile per via delle tue preferenze sui cookie
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L’olocausto avvenuto nelle carceri del regime siriano è l’unico punto dal quale può e deve partire qualsiasi discussione intorno alla Siria. E’ infatti un punto di svolta nella vita e nella storia di questo paese e dei suoi cittadini che erano consapevoli della brutalità della dittatura degli Assad ma non immaginavano la profondità di questo pozzo che ha inghiottito le vite di decine di migliaia di persone.
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L’inviato in Siria del Corriere, Andrea Nicastro, si è recato nell’edificio che ha ospitato un centro di detenzione destinato ai prigionieri stranieri. Ma nei mucchi di passaporti lasciati dai funzionari del regime ci sono molti documenti rilasciati dalle autorità siriane. Per questo, molti cittadini si sono precipitati…
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DAMASCO. Imad Aljammal è sdraiato su una barella in una stanza dell’ospedale al Nafis a nord di Damasco, sua madre Huda lo ha rivisto lunedì dopo nove anni, perché Imad è uno dei sopravvissuti di Sednaya. Gli accarezza la mano attenta a non spostarlo, la sua colonna vertebrale è fratturata. Quando ha saputo che era vivo Huda sarebbe arrivata a piedi da Ghouta, poi un giovane ha preso lei e le n…
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Decine di migliaia di persone hanno partecipato, ieri a Damasco, al funerale di Mazen al-Hamada, attivista per la democrazia in Siria. Dietro le porte chiuse dell’ala bianca e rossa della prigione di Sednaya, nelle anguste e buie celle dell’Ospedale militare 601, gli aguzzini non cercavano informazioni né volevano semplicemente punire i prigionieri. L’operazione era più diabolica e raffinata: cancellare nel nulla gli oppositori.
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È stato arrestato ad appena 13 anni e non ricorda il perché, né il suo nome, né quanti anni ha. È la storia di un giovane uomo, che a 13 venne rinchiuso nella prigione di Sednaya e lì fu dimenticato fino a perdere la testa, la coscienza di sé e persino il nome. Perché, per quanto ne sia convinto, non si chiama Bashar Samir Yusef. E non è di Idlib. Ora una donna rifugiata in Turchia afferma di aver riconosciuto in lui suo figlio scomparso.
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“Lunedì 9 dicembre 2024 è comparso un cadavere che assomiglia chiaramente all volto di Mazen al-Hamada”. Così il profilo Instagram di Syrian Revolution Archive ha annunciato al mondo la morte del più famoso degli attivisti siriani impegnati am combattere il regime sanguinario di Bashir al-Assad. Il suo corpo è stato ritrovato nel "mattatoio umano" di Sednaya, la famigerata prigione in cui venivano rinchiusi gli oppositori del regime.
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I soccorritori setacciano in gruppo la prigione militare di Sednaya: il luogo di tortura di Assad si rivela un campo di sterminio con camere segrete sotterranee che potrebbero essere state ispirate da un nazista di alto rango. Il famigerato carcere di Sednaya è noto come «mattatoio umano». Si stima che più di 30.000 detenuti siano stati giustiziati o siano morti a causa di torture, mancanza di cure mediche o fame tra il…
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Dopo la caduta del regime, il carcere che si trova a una trentina di chilometri da Damasco - e che è stato definito da Amnesty un “mattatoio umano” - è stato aperto e i detenuti rilasciati. Migliaia di persone si sono radunate davanti alla prigione per avere notizie dei loro cari scomparsi. All’interno, le tracce di torture e impiccagioni. Trovato anche il cadavere di Mazen al-Hamada, famoso attivista siriano
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Gli occhi scavati e le sue lacrime, i profondi tagli sui polsi da dove era stato appeso con delle catene, lo avevano reso il simbolo degli orrori della Siria di Assad. È grazie alle denunce di Mazen al-Hamada che il mondo non ha potuto chiudere gli occhi di fronte alla brutalità del regime siriano. Purtroppo l'attivista, 47 anni, non ha vissuto abbastanza per vedere la caduta di Bashar al-Assad. Ieri ll suo corpo è stato ritrovato nel «mattatoio umano» di Sednaya.
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DAMASCO – Quanti anni hai? «2004, gennaio». Perché ti hanno portato a Sednaya? «Non lo so». Quanto tempo ci sei stato?«Il tempo di sette celle». Ti hanno torturato? «Tanto, perché io resistevo al dolore. Mi davano il tubo sulla testa e sulla schiena». Sai come ti chiami?«Bashar Samir Yusef, sono di Idlib». Quella che così comincia non è un’intervista, non è un racconto e non è un colloquio. È pi…
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Gli occhi scavati e le sue lacrime lo avevano reso il simbolo degli orrori della Siria di Assad. Purtroppo non ha vissuto abbastanza per vedere cadere il regime, Mazen al-Hamada , forse il più famoso degli attivisti siriani. Il suo corpo è stato ritrovato nel «mattatoio umano» di Sednaya. Sul cadavere, i segni visibili di quella tortura dalla quale era riuscito a fuggire per raccontare a tutto il mondo il lato più oscuro del 'sistemà del rais.
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