Il taglio dell’IRPEF previsto per il 2025 non sarà sufficiente a compensare il “fiscal drag” accumulato negli ultimi anni. Secondo le simulazioni della CGIL, per il ceto medio la perdita di potere d’acquisto supera di gran lunga i benefici fiscali. Un tema cruciale per comprendere redditi, welfare e politiche fiscali del futuro. La discussione sulla riforma fiscale italiana è tornata al centro del dibattito pubblico.
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Ma occhio all'effetto fiscal drag: secondo i dati della Cgil c'è ben poco da sorridere Dal 1° gennaio 2026 entrerà in vigore la riduzione di due punti dell’aliquota marginale del secondo scaglione Irpef, che passerà dal 35% al 33%. La misura, contenuta nella manovra attualmente in esame parlamentare, riguarda oltre 13 milioni di contribuenti e punta a favorire in particolare la fascia dei redditi medio-alti.
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L’Irpef ha una struttura frammentaria, che si accentua con le “soglie” previste dalle addizionali comunali e regionali. Non solo si creano situazioni paradossali, il contribuente è anche spinto a mantenere il reddito al di sotto di quel limite. Scaglioni e soglie La struttura frammentaria e caotica dell’Irpef nazionale, determinata dalla successione di interventi ad hoc degli ultimi anni, è un dato ampiamente discusso.
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Misurare l’effetto dell’aggiustamento previsto dalla manovra di bilancio sull’imposta effettiva dei diversi contribuenti è complesso, per la somma degli interventi degli ultimi anni. Il calcolo per un lavoratore dipendente, un pensionato e un autonomo. L’Irpef nella manovra di bilancio Il confronto politico sulla manovra di bilancio si è concentrato soprattutto sull’intervento sull’Irpef che, mantenendone invariata la struttura a tre scaglioni, prevede la riduzione della seconda aliquota
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I benefici che il taglio dell’Irpef garantirà a chi ha un reddito lordo compreso tra 28 mila e 50 mila euro sono poca cosa e non bastano a compensare il drenaggio fiscale subìto nel triennio 2023-2025. Un «fiscal drag» che oscilla da un minimo di circa 1,9 mila euro a un massimo di oltre 3,6 mila euro. Mentre i benefici derivanti dalla riduzione della seconda aliquota Irpef dal 35% al 33% oscillano tra 0 e 440 euro l’anno.
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Tra taglio IRPEF e flat tax per alcune voci specifiche, nel 2026 cambia anche la busta paga: una panoramica delle novità in arrivo con la Manovra per garantire piccoli aumenti Il pilastro della Manovra 2026 è l’attesissimo taglio IRPEF ma la riduzione della seconda aliquota non è l’unica novità che modifica i calcoli della busta paga a partire dal prossimo anno. Sono diverse le flat tax per i dipendenti potenziate o messe in campo con La legge di Bilancio 2026 che dovrà essere approvata entro il…
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Secondo il Consiglio per la Responsabilità di Bilancio (RRZ), le modifiche all’imposta sul reddito delle persone fisiche che entreranno in vigore dal 2026 incideranno soprattutto sulle famiglie con i redditi più elevati. Nei primi nove decili della distribuzione dei redditi soltanto il 4% delle famiglie registrerà un impatto negativo sul proprio reddito disponibile, mentre nel decile più ricco la quota sale al 76%.
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In un’ottica di alleggerimento del carico fiscale, in particolare per i cittadini appartenenti a fasce ridotte di reddito, nel corso dell’ultimo anno sono state introdotte importanti novità. A partire dalle rinnovate aliquote IRPEF 2025 per i pensionati, che prevedono una riduzione sia del numero delle fasce imponibili, che percentuali riviste. Infatti, le imposte sul reddito saranno calcolate applicando una percentuale del 23% per la porzione di reddito fino a 28.000 euro, del 35% fino a 50.000…
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