Qualche autotrasportatore è stato costretto a vendere i camion. E qualcuno ha dovuto sacrificare la casa. Colpa della committenza che non salda le fatture, delle banche che esigono comunque il saldo interessi compresi, colpa della politica incapace di trovare una soluzione. Accade all’ex Ilva di Taranto dove ad alcuni “clienti” di quella che oggi si chiama Acciaierie d’Italia non è rimasto altro da fare che tornare a manifestare contro li ritardi…
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Sono mosche bianche le imprese che ieri hanno ripreso a lavorare dopo la pausa festiva. La maggior parte delle grandi aziende, tanto in Friuli Venezia Giulia che in Veneto, non riaprirà che il prossimo 8 gennaio, in qualche caso addirittura il 15. Ferie prolungate usate dalle imprese attive per far fronte al rallentamento già iniziato l’anno scorso e a un perdurante calo di volumi che sta picchiando duro soprattutto in alcuni settori.
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I buoni propositi e le speranze che portano con sé, il primo giorno dell’anno, oggi sembrano già svanire. Sono stati una breve parentesi tra le continue incertezze, in un presente senza prospettive, che alleggia tra gli autotrasportatori, i metalmeccanici e gli imprenditori dell’indotto di Acciaierie d’Italia. Stamattina si sono riuniti in presidio, dinnanzi alla portineria C dell’area TIR del siderurgico ex Ilva, per rivendicare all’unisono e gran voce “dignità” e “rispetto” del lavoro.
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