I fini dei dazi di Trump non sono commerciali ma fiscali La strategia trumpiana su dazi e non solo commentata dall'economista Lorenzo Bini Smaghi intervistato da Stefano Feltri di Appunti. A posteriori, qual era il vero scopo dei dazi? Per capire l’obiettivo occorre tornare alla campagna elettorale del 2024. Il messaggio vincente è stato che gli Stati Uniti, pur in un anno di crescita e con disoccupazione ai minimi, restavano un Paese in cui una parte della popolazione soffriva: soprattutto gli Stati del…
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Ferrara I dazi commerciali imposti nei mesi scorsi dal presidente americano Donald Trump nei confronti dei prodotti europei iniziano a far sentire i primi effetti sia sulla macroeconomia ma anche nei territori più ristretti, con realtà industriale molto legate all’export verso il paese a stelle e strisce. A livello regionale l’Emilia-Romagna ne è stata particolarmente colpita durante il 2025 con una contrazione dei ricavi derivanti dall’export che è arrivata al -4,6% secondo i dati…
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Quanto pesano i dazi Usa in Ciociaria? La Banca d’Italia ha provato a dare una risposta con lo studio intitolato «Dazi statunitensi e imprese italiane: esposizione della rete produttiva e impatto iniziale». In provincia l’esposizione ai dazi nei poli produttivi pesa di più a Cassino con il 4,6% e a Sora con il 4,1% e un po’ meno a Frosinone con il 2,9% dei ricavi. La mappa, pubblicata dal Corriere della Sera sulla base dei dati elaborati dalla piattaforma Withub, restituisce una fotografia di come l’Italia subisce l’effetto dei dazi americani.
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L’eventuale ritorno dei dazi commerciali come strumento di politica economica, evocato da Donald Trump e destinato a coinvolgere anche l’Unione Europea, aprirebbe per l’Italia uno scenario complesso, fatto di perdite selettive e riallocazioni settoriali dell’occupazione. L’idea che ai posti di lavoro persi nei comparti colpiti dai dazi si sostituiscano automaticamente nuovi occupati nei settori “protetti” è suggestiva, ma solo parzialmente fondata.
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L'esposizione italiana al rischio americano - L'export verso l'America è salito dell'800% in 30 anni
I paesi dell’Unione europea tradizionalmente atlantisti vivono momenti particolarmente sofferti da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca. In cuor loro sanno che il rapporto con gli Stati Uniti sta cambiando profondamente, ma adattare il proprio modus vivendi non è facile. Divergenze di sensibilità sono emerse tra i Ventisette negli scorsi giorni. Sappiamo dei legami ideologici di alcuni partiti con l’amministrazione Trump; conosciamo i…
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L’introduzione di nuovi dazi commerciali da parte degli Stati Uniti apre una fase di forte incertezza per l’economia globale, con effetti che si riverberano anche sul sistema produttivo italiano. A misurarne l’impatto è uno studio della Banca d’Italia riportato dal Corriere della Sera, che ha sviluppato un indicatore innovativo basato sull’esperienza diretta delle imprese. Su questi dati, la piattaforma editoriale Withub ha costruito una mappa che individua i Comuni italiani…
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L’economia globale, con l’istituzione di nuove tariffe commerciali da parte degli Stati Uniti, si trova ad affrontare una fase di grande incertezza che si riflette anche sulla situazione italiana. È uno studio pubblicato dalla Banca d’Italia a valutarne l’impatto, attraverso il concepimento di un indicatore che considera l’esperienza diretta delle aziende. La piattaforma editoriale Withub, sulla base di…
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«Cosa direi al presidente Trump al tavolo dei dazi? Make artigianato great again». Così Marco Bressanelli, presidente della Libera Associazione Artigiani di Crema, prende la teoria MAGA, la smonta, la lucida e la rimonta a uso europeo, anzi padano: meno slogan, più filiere; meno muscoli, più cervello; meno tweet, più manifattura. Il punto di partenza non concede scorciatoie: la stagione dei dazi non è un temporale passeggero, è un cambio di clima.
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Quando nel 2025 Donald Trump ha annunciato l’intenzione di colpire le importazioni da quasi tutti i paesi del mondo aveva promesso che a pagare il conto sarebbero stati gli esportatori esteri e che gli americani avrebbero solo dovuto raccogliere i frutti della sua iniziativa. Peccato che, come largamente anticipato da molti esperti, non sia andata proprio così. Uno studio pubblicato a gennaio 2026 dal Kiel Institute, centro di ricerca economica indipendente con sede in Germania, ha scoperto che a…
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Su 100 dollari di entrate derivanti dai dazi introdotti il 2 aprile da Donald Trump sui beni importati negli Stati Uniti, ben 96 dollari sono stati pagati dai cittadini... americani. Detta diversamente: le tariffe scattate dopo la guerra commerciale dichiarata dalla Casa Bianca per riequilibrare la propria bilancia commerciale e riprendere il pieno controllo sui suoi conti con l'estero non so…
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Un po’ di sospetto c’era, ma ora è una certezza: Donald Trump è il più formidabile acceleratore della costruzione europea. Le sue minacce sono i migliori mattoni, le sue decisioni il cemento più solido. Certo, fino ad ora, questo cemento ha avuto una presa lenta: la democrazia e la tutela dei suoi valori – del resto – richiedono tempo. Con l’ultima sparata, quella dei dazi differenziati, ha, però, impresso una vera sferzata al processo d’integrazione dell’Unione.
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L’escalation tariffaria tra Washington e Bruxelles legata alla disputa sulla Groenlandia proietta un’ombra recessiva sul sistema produttivo nazionale. Secondo i dati elaborati dall’Ufficio Studi della FICEI (Federazione Italiana Consorzi Enti Industrializzazione), il rischio di contrazione dell’export verso gli USA per il 2026 è stimato tra l’8% e il 10%, con una perdita di valore compresa tra i 18 e i 22 miliardi di euro.
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Ascolta la versione audio dell'articolo 3' di lettura English Version Translated by AI. For feedback, please contact [email protected] Il 2025 doveva essere l’anno della svolta. L’anno delle tariffe di Donald Trump, del “Liberation Day” commerciale, dell’inversione della globalizzazione e della fine del deficit commerciale americano (sia nei beni, che nei servizi gli Usa hanno un surplus da tempo).
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L’escalation tariffaria tra Washington e Bruxelles legata alla disputa sulla Groenlandia proietta un’ombra recessiva sul sistema produttivo nazionale. Secondo i dati elaborati dall’Ufficio Studi della FIcei (Federazione italiana Consorzi enti industrializzazione), il rischio di contrazione dell’export verso gli USA per il 2026 è stimato tra l’8% e il 10%, con una perdita di valore compresa tra i 18 e i 22 miliardi di euro.
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«Il 2025 ci ha insegnato una lezione chiara: l’export resta il nostro motore di crescita, ma oggi si muove su un terreno geopolitico scivoloso come non mai». E per Claudia Persico, vicepresidente di Confindustria Bergamo con delega a internazionalizzazione ed export, anche il 2026 non sarà molto diverso. Nel 2025 l’export bergamasco è cresciuto, ma in modo irregolare. Tutta colpa dei dazi americani? «Nei primi nove mesi del 2025 abbiamo toccato i 15,6 miliardi di…
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