I rendimenti globali sono scesi nella giornata di ieri dopo essere saliti nelle due precedenti a causa della guerra tra USA e Israele da una parte e Iran dall’altra. Il boom dei prezzi per petrolio e gas ha evidenziato il rischio di una veloce reflazione, così come accadde nel 2022 con l’invasione russa dell’Ucraina. Ci aspetteremmo una curva dei tassi più ripida, mentre è accaduto che essa sia diventata più piatta.
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Le tensioni legate al conflitto in Iran hanno riacceso la volatilità sui mercati obbligazionari europei, spingendo il differenziale tra i titoli di Stato di Italia e Germania ai massimi dall’inizio dell’anno. In apertura del 4 marzo lo spread ha toccato area 72 punti base, con il rendimento del decennale italiano salito fino a sfiorare il 3,50%. Il Bund tedesco si è attestato intorno al 2,78%, ampliando così il divario tra i due Paesi in un clima di rinnovata prudenza da parte degli…
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Rendimenti dei titoli di Stato dell"Eurozona in forte rialzo nel quarto giorno di guerra Usa-Iran. Il costo di finanziamento del Bund decennale che avanza di circa 9 punti base al 2,8%, il Btp schizza al 3,5% e il Gilt inglese al 4,53% (+16 punti base). Anche il T-bond si riporta ben oltre il 4%. I timori sono di un ritorno dell’inflazione. «Prezzi dell"energia più elevati sono molto sfavorevoli per consumatori e produttori.
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La guerra in Iran s’intensifica e il regime ormai in mano ai pasdaran puntano ad esportarla nel resto del Medio Oriente per infliggere perdite ai nemici dell’area. I mercati stanno reagendo con la ricerca di protezione: oro fin sopra 5.400 dollari l’oncia, franco svizzero ai massimi storici contro l’euro, rendimenti dei bond in rialzo e borse in calo. In questo scenario, i BTp Italia stanno guadagnando appeal.
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