Il redditometro è uno strumento utilizzato dal fisco italiano per verificare che il reddito dichiarato dai contribuenti sia coerente con il loro stile di vita. Il decreto del 7 maggio scorso, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lunedì 20 maggio e firmato dal viceministro dell'Economia e delle finanze, Maurizio Leo, ha aggiornato questo strumento per includere una vasta gamma di spese, tra cui abbigliamento, oggetti d'arte, bollette, medicinali, mutui, spese telefoniche, cene fuori casa, abbonamenti per la pay tv, barbieri, istituti di…
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Ci sono i dati ufficiali delle dichiarazioni e dei versamenti fiscali. Accanto, però, c’è la vita reale, con le auto e le barche che si usano o si noleggiano, gli hotel prenotati, le spese per hobby e altro. È questa l’origine del redditometro, ieri caso politico del giorno. Con il paradosso che a contestare il ritorno è stato proprio quel centrodestra a cui pur si deve la sua introduzione, nel 2010 (anche se in realtà uno strumento simile esisteva dal 1993).
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In Italia torna il redditometro, la lente sul fisco che regola le capacità di spesa dei contribuenti per risalire ai loro redditi: dalle spese per l’auto a quelle per la casa, dal costo delle utenze a quelle per il possesso di barche. Era stato sospeso nel 2018 e il decreto che lo riattiva a partire dai redditi 2016 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale e firmato dal vice ministro all’Economia, Maurizio Leo
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