L’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena, con l’Oncologia del Policlinico, diretta dal prof. Massimo Dominici è stata protagonista di uno studio internazionale sul tumore mammario che ha dimostrato per la prima volta che la specifica mutazione di BRCA possiede un valore prognostico e può predire le caratteristiche cliniche del tumore e la sua evoluzione nel tempo. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Annals of Oncology, è frutto di una collaborazione in particolare con…
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A rivelarlo un’ampia ricerca internazionale che sottolinea come diversi tipi di mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2, entrambi associati a un maggior rischio di tumore al seno, comportino differenti esiti clinici e diverse prospettive di sopravvivenza nelle donne che lo hanno sviluppato in giovane età. Le varianti che ‘troncano’ BRCA1 e BRCA2, cioè che rendono più corta e instabile la proteina codificata, sono correlate a una prognosi peggiore.
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Ascolta la versione audio dell'articolo 3' di lettura English Version Translated by AI. For feedback, please contact [email protected] Le mutazioni sui geni BRCA1 e BRCA2, che si associano a una maggiore probabilità di tumore al seno, non sono tutte uguali: alcune sembrano essere più pericolose e ridurre l’aspettativa di sopravvivenza, mentre altre sembrano avere un impatto meno negativo sull’esito clinico.
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Non tutte le mutazioni dei geni Brca1 e Brca2 – noti al grande pubblico come 'geni Jolie' – hanno lo stesso impatto sul tumore al seno. Alcune sono associate a una prognosi peggiore e a una riduzione della sopravvivenza, mentre altre sembrano influenzare meno negativamente l’evoluzione della malattia. A dimostrarlo, per la prima volta, è un ampio studio internazionale condotto su donne sotto i 40 anni con diagnosi di tumore al seno invasivo.
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