Il 12 maggio 1974 il 59,3% degli italiani votò contro l’abrogazione della legge Fortuna-Baslini n.898, entrata nel nostro ordinamento nel 1970. La società si spacco sul tema dell’indissolubilità del matrimonio, tuttavia il referendum (il primo nella storia della Repubblica), dimostrò che gli italiani, in tema di diritti civili, erano più lungimiranti di quanto ritenesse la classe politica
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Cinquant’anni fa un referendum popolare approvò definitivamente la legge che aveva introdotto il divorzio nel nostro ordinamento giuridico. La vittoria dei divorzisti fu schiacciante: 59,26%, contro il 40,74%. Tra il 12 e il 13 maggio 1974 l’Italia si scoprì dunque laica e libertaria, accettando un diritto civile allora riconosciuto in tutti i paesi dell’Europa occidentale, ad eccezione della cat…
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Sono passati esattamente 50 anni da quanto con il marito Gianni Morandi, Laura Ephrikian apparve in un breve filmato pubblicitario in cui insieme promuovevano convintamente il no al referendum abrogativo della legge sul divorzio. Lui era il cantante forse più popolare d’Italia e lei un’attrice molto nota ma che, diventata moglie e mamma, aveva lasciato le scene. Oggi è a Torino per presentare il …
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L’esito di quel referendum ha cambiato l'Italia. 50 anni fa, il 12 e 13 maggio 1974, l’Italia, con una percentuale che sfiora il 60% degli elettori, dice no alla proposta d abrogare la legge sullo scioglimento del matrimonio. Una svolta che cambia, per sempre, l’idea di famiglia e il rapporto tra marito e moglie. L’esito della consultazione rappresenta una sconfitta per la Democrazia cristiana che con Amintore Fanfani si era schierata da subito per il sì…
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Diciannove milioni (abbondanti) di no. Così cinquant’anni fa – il 12 e 13 maggio del 1974 – le italiane e gli italiani difesero il diritto al divorzio nel primo referendum abrogativo della storia repubblicana con un tasso di partecipazione, quasi l’88 per cento, oggi inimmaginabile. Un risultato che, con l’infuocata campagna elettorale che ha preceduto il voto, è uno spartiacque della storia italiana, anticipo – sul fronte dei diritti - di quello che accadde sette anni dopo con l’aborto.
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(Adnkronos) – “A questo punto suona inutilmente malinconico l’appello a cercare di fare insieme, a due mani, le promesse riforme istituzionali. Da una parte infatti si arruolano cantanti, sportivi e attori per dare una coloritura pop al premierato annunciato, insofferenti ormai di ogni invito alla prudenza. Dall’altra si minaccia di farvi opposizione addirittura ‘usando i nostri corpi’ e già prenotando una piazza di protesta -il 2 giugno, festa della Repubblica, peraltro.
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