L’azienda tecnologica Bending Spoons ha annunciato oggi di aver concluso l’acquisizione di WeTransfer, l’amato brand e piattaforma di collaborazione e condivisione di file fondata nei Paesi Bassi. WeTransfer è stata fondata nei Paesi Bassi da Bas Beerens, Nalden e Damian Bradfield. È finanziata da Highland Capital Partners e HPE Growth. Oltre al ceo Alexandar Vassilev, l’acquisizione è stata guidata dal coo/cfo Melissa Nussbaum.
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WeTransfer all'italiana Bending Spoons. La notizia è di quelle grosse. Come si apprende, la piattaforma globale di condivisione di file fondata nei Paesi Bassi, divenuta negli anni anche una media company, viene acquisita da Bending Spoons, tech company milanese fondata nel 2013. Si tratta della terza operazione nel giro di pochi mesi dopo quelle su StreamYard e Issue. Il comunicato non da disclosure della cifra sborsata, ma dovrebbe aggirarsi vicino alla valutazione di WeTransfer quando aveva provato a quotarsi…
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L'azienda guidata da Luca Ferrari va avanti sulla sua strategia basata su acquisizioni. Dopo Evernote, Meetup e Issuu è il turno del noto servizi di trasferimento di file WeTransfer L'unicorno italiano Bending Spoons, realtà che oggi vale oltre 2,5 miliardi di dollari, ha acqusito un'altra azienda. E non una qualsiasi: parliamo di WeTransfer, famoso servizio per il trasferimento di file di grandi dimensioni.
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IO, l’app dell’identità digitale con la Pa, diventata leader a livello globale come sviluppatore di applicazioni IOS in Europa, mette a segno un colpo grosso per compiere un nuovo salto dimensionale e tecnologico. Bending Spoons, la tech milanese, fondata a Copenhagen 11 anni fa da quattro amici, ha concluso l'acquisizione di We transfer, il colosso olandese che gestisce il servizio per il trasferimento di file su Internet, basato sulla tecnologia e l'infrastruttura di S3 di Amazon
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«Domenica la rivolta nel carcere di Velletri, pochi giorni fa il suicidio di un detenuto a Rebibbia. Sono solo gli ultimi episodi di una lunga scia di lutti, sofferenze e criticità che coinvolgono gli istituti penitenziari del Lazio dove, come in tutta Italia, si registra una situazione non più sostenibile tanto per coloro che stanno scontando la pena quanto per chi è chiamato a lavorare in questi luoghi.
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