Da una guerra all’altra, il cardinale Pizzaballa, da noi intervistato proprio nell’edizione odierna, è stato a Gaza per tre giorni, fino a domenica. Una visita alla piccola ma resistente comunità cristiana, culminata con il battesimo di un bambino appena nato. È stato il gesto che, più di ogni altro, ha dato un senso al suo viaggio. E che ancora dà un senso al Natale. Forse, allora, è questa la chiave per non cedere al cinismo o al nichilismo, nonostante i tempi e i venti di guerra.
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Approfondimenti:
La diplomazia in affanno sulla crisi in Ucraina, intanto proseguono i bombardamenti su Kiyv e Odessa. Poi parleremo delle continue aggressioni nei confronti della comunità cristiana in Cisgiordania, infine il Mercosur e i rapporti con la Ue. E’ un Natale non semplice per tante categorie di lavoratori e tante categorie sociali. Pensiamo a chi è povero, circa il 10 per cento della popolazioni, a chi è disoccupato o rischia di perdere il lavoro, la casa, nel 2024 sono state più di 40 mila le famiglie sfrattate.
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Il Natale, che arriva. La gioia dell’attesa, nella speranza della natività, cioè di vita nuova, che comunque si può cercare ogni giorno. Speranza disattesa, intanto, nell’anno giubilare che finisce. Tutt’altro che un anno speciale, come l’aggettivo festoso avrebbe lasciato immaginare, senza pace interiore, né universale, in un clima impoverito, anche incattivito o peggio indifferente, concentrato sull’avere, piuttosto che sull’essere.
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Capisco la frustrazione degli ammiragli e dei generali che da quarant’anni si preparano alla guerra e che vedono il rischio che la trattativa di pace allontani la tanto agognata possibilità di dimostrare il loro valore. Non è che dovranno andare in psicoterapia per affrontare la loro frustrazione? Che sfortuna! Mi metto nei loro panni. Sarebbe come se un medico studiasse per tanti lustri come curare per non avere mai un paziente.
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Mentre si moltiplicano le voci ottimistiche sui risultati dei negoziati di pace sull’aggressione russa in Ucraina e facciamo come ci fosse una situazione di tranquillità a Gaza, un pensiero inquietante si fa strada nella mia testa: quando questi due conflitti usciranno dalle prime pagine, torneremo a fare finta che nel mondo regni la pace? Perché, diciamocelo chiaramente, degli altri 54 conflitti attualmente in corso non frega un cavolo a nessuno.
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