La guerra in Iran e le crescenti tensioni nello Stretto di Hormuz rischiano di trasformarsi in una nuova stangata silenziosa per le piccole imprese delle Marche. A pagare il prezzo dell’instabilità internazionale non sono soltanto le grandi industrie energivore o il trasporto internazionale, ma soprattutto quel vasto tessuto di microattività che ogni giorno garantisce servizi essenziali ai cittadini: artigiani, manutentori, tecnici, corrieri, panificatori, tassisti e piccoli autotrasportatori.
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La crisi in Medio Oriente non sta colpendo solo petrolio e trasporti. Con la chiusura dello stretto di Hormuz e lo stop a importanti impianti produttivi, anche il mercato dell’elio è sotto pressione. Una materia prima invisibile, ma indispensabile per ricerca, medicina e semiconduttori, diventa così più costosa e più difficile da reperire. E gli effetti si fanno sentire anche in Svizzera, al Politecnico federale di Zurigo, dove questo elemento è utilizzato tutti i giorni.
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Di fronte al blocco dello Stretto di Hormuz, il più grave choc petrolifero della storia, il prezzo del barile è cresciuto fino a sfondare i 100 dollari al barile, ma non è arrivato ai livelli di precedenti crisi, come i 147 dollari del 2008. Anche se il controllo della principale arteria energetica mondiale si è rivelata una leva formidabile nelle mani dei Pasdaran gli effetti sui mercati sono st…
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Il gasolio da riscaldamento guida la classifica dei rincari registrati da febbraio, mese in cui è iniziato il conflitto in Iran. A calcolarlo è l’Unione Nazionale Consumatori che ha stilato la top 20 delle voci aumentate di più, mettendo in evidenza l’impatto dei costi energetici e dei trasporti sui bilanci delle famiglie
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