Energia, c’è chi lavora ad alternative al transito su Hormuz per il petrolio 24 aprile 2026 ROMA (ITALPRESS) - "Ogni giorno i paesi del Golfo perdono 2 miliardi di dollari, che è una cifra talmente alta che sicuramente troverebbero il modo di spostare una parte di quei volumi sul Mar Rosso, cosa che ad esempio l'Arabia Saudita sta già facendo, oppure spostarli dalla zona dell'Iraq verso la Turchia e poi utilizzare la pipeline che va a Ceyhan, che è un'altra opportunità, magari…
Leggi
Altri articoli:
Tutti gli occhi sono puntati sul jet fuel e sul gasolio, i due carburanti che potrebbero mancare prima. Ma lo scenario gas non è tanto più rassicurante. Anzi. Innanzitutto perché le navi che trasportano Gnl saranno le ultime a passare dallo Stretto di Hormuz, se il conflitto o comunque il rischio di attacchi dovesse rimanere. «Le metaniere- spiega Matteo Villa, senior research fellow dell’Ispi - sono le ultime che vengono messe in mare quando…
Leggi
Le incertezze sui negoziati per la pace e le incognite sul futuro dello stretto di Hormuz impongono di guardare alle possibili alternative di approvvigionamento energetico. Abbiamo gli strumenti per fronteggiare una possibile chiusura prolungata dello stretto? Nello Sky Cube Stefania Pinna e Alessandro Marenzi, Vicedirettore di Sky TG24
Leggi
Nei momenti in cui lo scenario internazionale si fa più instabile, accade un paradosso: territori considerati periferici tornano improvvisamente centrali. Al contrario, quelli che sembravano irrinunciabili, le grandi rotte, i grandi hub, rivelano tutta la loro vulnerabilità. Lo Stretto di Hormuz è uno di quei posti che la maggior parte delle persone non saprebbe indicare su una carta geografica, eppure da lì passa una fetta enorme dell’energia che muove il pianeta.
Leggi
C’è la Turchia da un lato e ci sono Israele e Emirati Arabi Uniti dall’altro: non è (o non ancora) la previsione di una futuro conflitto in Asia Sud-Occidentale ma, per ora, è una nuova frontiera di rivalità geostrategica a cui dopo il conflitto nel Golfo si potrà aggiungere anche la sfida logistica. La grande strategia della Turchia La Turchia, valorizzando la sua posizione geografica e i suoi obiettivi politici, intende al contempo vedere frenata la conflittualità di Usa e Israele con l’Iran e…
Leggi
DOHA – «Il vaso è rotto, e ripararlo sarà molto difficile». Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia, tira un tratto di penna sul futuro dello Stretto di Hormuz. Lo fa parlando con il quotidiano turco Hürriyet, lui che è di nazionalità turca, e spinge un progetto alternativo, ovviamente “Made in Turkey”. È il momento giusto, dice infatti, per costruire un nuovo ol…
Leggi
Lo status quo energetico in Medio Oriente sta già cambiando. Indipendentemente da come si concluderanno le trattative tra Washington e Teheran, e dalla riapertura completa o meno dello Stretto di Hormuz, i paesi del Golfo non vogliono ritrovarsi in futuro in una situazione simile a quella di oggi. Le perdite sono miliardarie e aumentano giorno dopo giorno. A preoccupare è anche la volontà degli iraniani di inserire pedaggi per le navi cargo che attraverseranno il tratto marittimo una volta finita la guerra.
Leggi
