Per capire Paul Thomas Anderson bisogna partire dalla West Coast. È cresciuto nella San Fernando Valley, figlio di un presentatore radiofonico, in una di quelle case con la tv sempre accesa e i set cinematografici a dieci minuti di auto. La Valley però non è la California dei lustrini, dei boulevard, del mito hollywoodiano. È quella incavata, laterale, fatta di centri commerciali, sobborghi silenziosi, piscine vuote, autostrade che portano ovunque e da nessuna parte.
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Presentato come uno dei frontrunner più autorevoli della stagione cinematografica 2026, l’ultima fatica di Paul Thomas Anderson conferma la statura di un autore capace di trasformare la Storia in materia puramente esistenziale. Con “Una battaglia dopo l’altra”, il regista abbandona le strutture narrative convenzionali per immergersi in un affresco dove l’ideologia politica si scontra inevitabilmente con la fragilità dell’esperienza umana.
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Martin Scorsese, dal canto suo, ha dovuto aspettare la sesta nomination per ricevere l’Oscar per The Departed nel 2007 (e in seguito è stato candidato senza vincere altre quattro volte), ma con lui l’Academy ha effettivamente saldato un debito clamoroso. Così come l’ha fatto con Christopher Nolan alla sua terza candidatura per Oppenheimer nel 2024, dopo le precedenti nomination come…
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