Stop del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla modifica inserita nel decreto legge fiscale del meccanismo che permette ai contribuenti di destinare al finanziamento dei partiti il due per mille, in particolare in riferimento alla ripartizione dei fondi così ottenuti. Fonti del Quirinale confermano la contrarietà del Capo dello Stato, che non darebbe il via libera a una norma del genere per vari motivi.
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I partiti avevano creato una proposta per aumentare il finanziamento pubblico alla politica, portandolo da 25 a 42 milioni di euro all’anno. Sembrava tutto deciso, con diversi leader pronti a fare i conti sulle risorse a disposizione. Nella tarda serata di ieri, è arrivata la doccia gelata dal Quirinale: fonti dalla Presidenza della Repubblica hanno fatto sapere ai parlamentari che un provvedimento del genere non sarebbe stato approvato.
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Da 25 milioni a oltre 40, il tutto con un semplice emendamento. Una modifica della disciplina del "2 per mille", inserita nel decreto Fisco, potrebbe far raddoppiare la somma che ogni anno finisce nelle casse della politica. Una "mossa" che, almeno per il momento, non sembra passare l'esame del Colle. La modifica al 2 per mille L'emendamento che riguarda la riforma del 2 per mille, ossia la quota Irpef che i contribuenti possono…
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Accelerazione e successiva marcia indietro sul finanziamento ai partiti, con una brusca frenata dettata da Sergio Mattarella. Se in giornata si era diffusa la notizia di un accordo tra le forze politiche per modificare la norma sui fondi pubblici alla politica, in serata dal Colle arriva l'altolà. Il motivo? È il Sole24Ore a svelarlo, rivelando che il Capo dello Stato non condivide l'inserimento di questa modifica all'interno del Dl Fiscale con un emendamento.
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– Questa volta sono i falchi, i Paesi che da sempre hanno sposato la linea dura sul fronte dei conti pubblici, tutta tagli e sacrifici, a finire nell’elenco dei cattivi della Commissione europea. Mentre l’Italia, tradizionale pecora nera, supera l’esame a pieni voti e porta a casa l’allungamento del piano di risanamento a sette anni. “Credibili” le stime sulla riduzione del debito”, “in linea con le raccomandazioni” il suo Documento programmatico di bilancio.
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