Centrale elettrica presso lo stabilimento Volkswagen di Wolfsburg - wikimedia «Nell’industria automobilistica dilaga la paura: sono in gioco i posti di lavoro e con essi il futuro di intere regioni». Così Pro, una delle più diffuse riviste evangeliche tedesche, sintetizza con asciuttezza lo stato d’animo che non riguarda più solo un marchio e tantomeno un settore. La crisi esplosa nel gruppo Volkswagen ormai investe anche gli altri giganti delle quattro ruote in Germania e il loro mastodontico indotto.
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Le tensioni tra i vertici della Volkswagen e i rappresentanti dei lavoratori si sono acuite dopo un'intervista dell'amministratore delegato Thomas Schäfer al settimanale Welt am Sonntag. Schäfer ha ribadito la necessità di tagliare posti di lavoro e chiudere alcune fabbriche per risparmiare almeno 4 miliardi di euro e affrontare la crescente concorrenza. La situazione finanziaria della Volkswagen richiede interventi drastici secondo il top manager.
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La pace sindacale può attendere. Verosimilmente anche parecchio. Il nuovo incontro per il rinnovo del contratto collettivo dei dipendenti di Volkswagen in Germania è in programma il 9 dicembre, ma il sindacato IG Metall ha già ottenuto il via libera per eventuali scioperi: il periodo obbligatorio di “calma forzata” scade a fine mese. La lotta, ha anticipato Thorsten Gröger, il responsabile della delegazione che si occupa delle trattative, sarà di quelle “la cui intensità il Paese non viveva da molto tempo”.
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