“La salute è un diritto, respirare è un diritto”. È questo lo slogan che il 21 ottobre migliaia di persone hanno scandito riempiendo le strade della città costiera di Gabès, nel sud-est della Tunisia, per chiedere la chiusura di un impianto statale del Groupe Chimique Tunisien (Gct), dedicato alla lavorazione dei fosfati e ritenuto dai residenti responsabile dell’aumento degli avvelenamenti da gas e dei gravi problemi di salute che affliggono la popolazione locale.
Leggi
Altri articoli:
Di Giuseppe Gagliano – Nella città di Gabes, nel sud della Tunisia, la rabbia dei cittadini è esplosa in uno sciopero generale che ha paralizzato l’intera vita economica e sociale. Migliaia di persone sono scese in piazza chiedendo la chiusura di un impianto chimico statale che da decenni scarica nell’aria e nel mare sostanze tossiche e radioattive. È una storia che affonda le radici nel 1972, quando l’impianto per la lavorazione dei fosfati fu inaugurato per dare impulso all’economia…
Leggi
Ad infiammare le proteste nella regione di Gabès guidate dal collettivo Stop Pollution, il ricovero quasi simultaneo di 122 persone per intossicazione da fumi tossici. I tunisini chiedono al governo la chiusura degli impianti del Gruppo chimico tunisino ascolta articolo Le proteste nel sud della Tunisia sono cominciate il 10 ottobre. All’inizio sono state poche centinaia le persone scese in strada per denunciare l’aumento di casi di asfissia legati…
Leggi
